Un ostacolo genera opportunità?

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.
Buona lettura!

Qualsiasi impresa umana contiene almeno un ostacolo. 
Più grande è l’ostacolo, più rigida è la selezione. 
Potremmo quindi definire l’ostacolo il luogo in cui si genera il successo, perché innesca il fenomeno della scarsità. In qualsiasi settore o mestiere in cui si manifesti, l’ostacolo riduce il numero delle persone che hanno iniziato l’attività, seleziona i professionisti dai dilettanti e pone chi lo supera in una condizione di vantaggio competitivo reale.
Prendiamo ad esempio un musicista. A parità di talento, diventa un professionista affermato solo chi mette impegno, tempo e studio sullo strumento. Evito di citare esempi di nomi noti dello sport, della cultura o dello spettacolo, poiché subiamo questo ostacolo ogni giorno, soprattutto in lavori in cui il talento è meno determinate. 
Nella vita professionale o imprenditoriale sono la scelta coraggiosa, l’impegno e la perseveranza che ti distinguono da chi abbandona all’inizio della salita.

La maggior parte di coloro che pensano di poter fare un mestiere o realizzare un sogno, all’inizio si trova ad aver a che fare con una fase molto divertente caratterizzata da una curva di apprendimento molto appagante. Poi arriva l’ostacolo, rappresentato dalla ripetitività, dai risultati mancati a fronte di un enorme impegno profuso. Questo è il momento in cui è facile abbandonare e il tuo cervello troverà le scuse migliori per aiutarti a farlo. 
Riuscire a superare l’ostacolo è ciò che fa la differenza tra la semplice tecnica del principiante e quella efficace del professionista.

Il successo segue sempre lo stesso copione.
Anche il fallimento.
Abbiamo successo quando facciamo qualcosa di straordinario.
Falliamo quando molliamo troppo presto.
Abbiamo successo quando siamo i migliori al mondo nella nostra attività. Falliamo quando ci lasciamo distrarre da attività che non abbiamo il coraggio di mollare.

Seth Godin – The Dip (2007)

Più stupido di mollare quando arriva la difficoltà, c’è decidere di iniziare senza aver valutato obiettivamente le proprie capacità e gli ostacoli che giungeranno immancabili. 
L’ostacolo è la tua opportunità, perché l’evoluzione si regge sul fatto che un certo numero di persone persevera mentre la maggior parte rinuncia. 

Perchè dovrei pagarti per quello che fai?

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di EconomiaCollaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.
Buona lettura!

C’è un modo abbastanza semplice di convincere qualcuno ad affidarsi a te, se ti ascolta.

È un metodo basato sull’empatia, parola usata spesso a sproposito, che non significa gioire o soffrire degli stessi stati d’animo di chi si incontra, ma mettersi nei suoi panni per comprenderne i bisogni.

Ho visto persone estremamente empatiche disinteressarsi delle necessità di chi si circondavano.

L’empatia quindi ti porta ad essere consapevole delle esigenze altrui con lo scopo di fornirti le risposte che fugheranno ogni dubbio.
L’approccio empatico si realizza in primis sugli obiettivi, le evidenze e il metodo di misurazione dei risultati. 

Entrambi vogliamo perseguire un obiettivo chiaro che deve essere il fine del nostro accordo. Perché questo si possa strutturare è meglio definire in modo certo le basi su cui costruire il risultato, perché potrebbe essere molto facile da ottenere per il cliente, ma molto complesso per chi lo propone.

Partire da una base comune e identificare le difficoltà da superare è un modo per essere consapevoli dell’energia o della quantità di denaro che occorre investire.

L’ultimo obiettivo consiste nello stabilire, a priori, quali caratteristiche debba avere il risultato del servizio proposto e quale sia il metodo di misurazione. Passaggio fondamentale per tranquillizzare all’inizio del lavoro e indispensabile per stabilire, alla fine del lavoro, se le aspettative sono state soddisfatte.

Questi sono i tre principali aspetti che se fossi il tuo cliente vorrei affrontare.

In quanto cliente, non sono esperto e dovrai condurre tu il dialogo in modo da rassicurarmi, farmi capire cosa sto acquistando e il motivo per cui sto pagando la tua competenza.

Il primo fondamentale momento di una trattativa è lo scambio di informazioni in modo biunivoco, cioè acquisire informazioni l’uno dell’altro in modo che le parti comprendano bene gli obiettivi.

Il secondo fondamentale momento di una trattativa è la simmetria informativa, nel senso che entrambe le parti devono predisporsi a comunicare in modo che l’altro sia in grado di comprendere, altrimenti si genera una inevitabile incomprensione che scaturisce nella insoddisfazione.

Il terzo fondamentale momento di una trattativa è la consulenza, nella quale non si prospetta un servizio/prodotto e di conseguenza un prezzo, bensì il valore che il servizio/prodotto è in grado di offrire, che cambiamenti possono scaturire, le difficoltà previste e i vantaggi.

Il mio lavoro è proprio basato su questi cardini fondamentali, che devono sfociare necessariamente, in prima battuta, sull’acquisizione di fiducia.

Economia dell’abbondanza, non dell’abbastanza.

Nel vecchio continente, si dice spesso che le piccole e medie imprese (PMI), sono fondamentali per tutto il sistema ed è vero.

Negli Stati Uniti, invece, la condizione di PMI viene considerata instabileun passaggio dal piccolo al grande o dal piccolo all’assorbimento da parte di altre aziende o verso il nulla! 

Quindi, o un’impresa supera lo stato di PMI e diventa grande oppure muore.” 

Hai mai sentito (o utilizzato) il termine “americanata” per indicare qualcosa di eccessivo, esagerato, oltre ogni limite?

È un’americanata


Io credo di averlo utilizzato diverse volte. E questo termine rappresenta perfettamente il modo di pensare degli americani.

Esagerati, megalomani, fuori da ogni limite.

Gli italiani invece sono più umili, si accontentano di raggiungere un “piccolo” successo e non hanno la mentalità esagerata degli americani.

Oggi vorrei portare la tua attenzione su un punto chiave: questo modo di pensare ha delle conseguenze.

Gli americani quando aprono un’attività lo fanno con un obiettivo ben preciso, vogliono spaccare tutto, guadagnare miliardi, creare business planetari, o vendere il loro prodotto/servizio a suon di milioni.

L’italiano no. Nella maggior parte dei casi apre un’attività per portarsi a casa uno stipendio, e spesso per non avere un “capo” che gli dia ordini.

Punti di vista completamente diversi.

L’italiano con prodotti eccezionali resta piccolino.
Il suo obiettivo è quello.

L’americano con un prodotto mediocre spacca il mondo.
Il suo obiettivo è quello.

Ed è solo una questione di mentalità, non di intelligenza, competenze o qualità di prodotto.

Pensa alla pizza. Dove puoi mangiare una pizza migliore di quella che trovi in Italia? Eppure gli americani su un prodotto come questo hanno creato delle catene che fatturano circa 12 miliardi l’anno!

Non mi risulta che in Italia, il paese della pizza, i siano catene che possono competere!

La loro pizza è più buona? Sono più gentili? Trattano meglio i clienti?

Tutto ciò è irrilevante.

L’italiano con la pizza più buona del mondo si porta a casa lo stipendio.

L’americano con la pizza mediocre guadagna miliardi.

Perché?

Perché entrambi hanno raggiunto il proprio obiettivo!

Gli americani pensano in grande e ottengono grandi risultati!

Tutto qui.

Quanti amici conosci che hanno sia un’attività che l’intenzione di spaccare il mondo? Di creare un’azienda miliardaria?

Rifletti su questo. Chiediti quali sono le tue ambizioni, cosa vuoi fare e dove vuoi arrivare, e dove vorresti arrivare se ogni tua azione fosse un successo.

Non tutti vogliono creare un’azienda miliardaria, ma tu non devi per forza essere fra questi, non darti limiti.

Ci hanno insegnato ad accontentarcidi non meritarci più di quel che abbiamo, di non rischiare, di non fare il passo più lungo della gamba, “chi troppo vuole nulla stringe“.

La verità è che sul mercato ci sono infinite possibilità per riuscire a realizzare qualunque cosa.

Viviamo nell’era dell’abbondanza. Crea qualcosa che sfrutti l’abbondanza, non l’abbastanza.

Troppo spesso ci si concentra sulle cose negative, sulla crisi, sui problemi, sulle tasse; tutte cose giuste, ma finché restiamo focalizzati su cose fuori dal nostro controllo non realizzeremo nulla.

Inizia a pensare in grande, pensa all’americana, cerca di spaccare il mondo.

Solo così riuscirai, una volta che avrai le risorse, ad avere un impatto sul mondo!

E nel mondo di oggi, praticamente nulla è impossibile.

AMBITUDINE non un nuovo termine, uno stile!

Oggi prendo spunto da un video che ho condiviso con un gruppo su Facebook.

Ho coniato un nuovo termine “AMBITUDINE” la coniugazione fra AMBIzione e abiTUDINE. Possono sembrare due cose completamente diverse fra loro ma è opportuno rifletterci un attimo.

Cos’è l’ambizione, il vocabolario dice: desiderio legittimo di migliorare la propria posizione o di essere valutato secondo i propri meriti.

Partiamo da qui, l’ambizione a mio avviso è la voglia di mettercela tutta per riuscire in qualcosa, il percorso che porta ad un obiettivo. Che costa sforzi, investimenti, fatica, gioie ed ha come ricompensa il riuscire ad ottenere qualcosa, in maniera lecita ovviamente.

Pensiamo ai bambini, i fantastici bambini, quanto sono ambiziosi? E lo sono in maniera trasparente, pulita. Un bambino che vuole salire sul divano ci prova, non ci riesce, ci riprova, non ci riesce, non si da per vinto, ci riprova…fino a che non ci riesce. Ha ben chiaro il suo obiettivo e ce la mette tutta per riuscire, anche se quel divano, per lui, sembra essere un muro insuperabile!

Quante volte invece noi stessi ci “castriamo” trovando delle scuse del tipo “è troppo difficile”, “è troppo complicato”, “non funziona” e via dicendo. Quante volte ci arrendiamo prima ancora di aver provato. Vuol dire che non c’è ambizione, vuol dire che non siamo pronti anche a pagare un prezzo per ottenere quello che davvero vogliamo.

Certamente non è detto che tutte le ambizioni poi si trasformino in un risultato concreto e positivo, pensiamo a Edison, quante volte ha fallito prima di riuscire a far accendere la prima lampadina! Ma ogni volta che ha fallito, come diceva lui stesso: “ha trovato un modo nuovo per non far accendere una lampadina” cioè si avvicinava sempre di più alla soluzione.

Certo è che se non si è ambiziosi, se non si vuole portare a termine qualcosa, se non si è pronti a “fare”, a percorrere un cammino anche in salita, a portare dei correttivi, ad andare avanti, si ottengono due risultati, il non fare e la mediocrità.

Una volta che dentro di noi scatta l’ambizione e scatta la volontà di iniziare il percorso per ottenere il risultato, deve scattare anche l’abitudine, cioè (come recita il mio amico vocabolario): tendenza alla continuazione o ripetizione di un determinato comportamento.

Quindi l’abitudine non è altro che mettere in atto una serie di comportamenti continuativi per arrivare al frutto oggetto dell’ambizione.

Certamente è un concetto particolare, ma se fosse stato normale lo faremmo tutti, è invece no, purtroppo.

L’abitudine, come l’ambizione, costa degli sforzi, il primo passo è quello più difficile, mi spiego meglio con un esempio: da anni pratico la camminata nordica, ogni mattina, all’alba. Quando ho deciso che questa attività sarebbe stata per me, ho acquistato le scarpe, il vestiario adatto, i bastoncini, mi sono documentato sulle tecniche, e fino a qui tutte cose molto statiche. Ma poi dovevo iniziare, sveglia alle 5,30; fuori è ancora notte, è Ottobre e fa anche discretamente fresco, dentro di me penso, vabbè magari inizio domani, sarà un tempo migliore, eppure la mia mente inizia a “ordinarmi” di vestirmi, prepararmi, allacciarmi le scarpe, prendere i bastoncini e…uscire.

Credetemi la prima volta non è stata una passeggiata, oltre al freddo la mancanza di conoscenza della pratica, anche i primi fastidi dovuti alla “ruggine” delle mie articolazioni, il silenzio assoluto, insomma non è stato proprio un piacere. Ma il giorno successivo sono uscito di nuovo, sapendo quello che mi aspettava, ma obbligando me stesso a provare a superare quello che avevo fatto il giorno prima, ho aggiunto un piccolo particolare, telefono e cuffiette, tutta un’altra musica!

No, non solo perchè ascoltavo la musica, perchè ho iniziato a sfruttare quel momento tutto mio, con la natura, per riflettere, per pensare, e nella mente fluivano pensieri di ogni tipo. Ero altrettanto stanco ma più soddisfatto.

Quindi anche il giorno successivo sono uscito, ed i pensieri piano piano sono confluiti nella giornata che mi aspettava, e piano piano mi arrivavano addirittura delle soluzioni alle cose che avrei dovuto fare, non solo nel lavoro ma anche in famiglia, niente più stanchezza, mi sono complimentato con me stesso perchè avevo addirittura risolto qualcosa che sembrava insormontabile.

E così il giorno dopo, e quello dopo ancora. Finchè queste mie uscite sono diventate quasi una necessità un appuntamento fisso con me stesso per 45 minuti. Ed ho cominciato a parlarne ad altri, dapprima anche un pò deriso, ma poi anche altri si sono convinti ed hanno iniziato, ed hanno trovato giovamento, fisico e mentale.

Oggi se non esco, non resisto, mi manca, sento che mi manca qualcosa per completare la mia giornata, mi manca la soddisfazione di rientrare dopo i miei 5/6 kilometri ed una manciata di problemi in meno!

E’ diventata una abitudine, l’ambizione di voler migliorare, stare meglio con il mio fisico oggi è diventata l’abitudine di stare meglio anche con tutto il mio corpo.

Quindi, se ce l’hai fatta a leggere fino qui e non ti ho tediato troppo, inizia a far prendere corpo in te una ambizione, piccola, semplice ma che davvero vuoi. Metti in campo tutte le tue energie per iniziare e fai in modo che queste energie si canalizzino per diventare una abitudine, potresti scoprire che ti piace, ci potresti prendere gusto e fare diventare l’AMBITUDINE una nuova abitudine.

Ti auguro davvero di riuscire, di fare, e ricorda “fra il dire e il fare, c’è di mezzo…il fare!

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