L’autenticità vince?

Sempre più spesso mi ritrovo a sentire discorsi della gente che mi circonda che dice di amare le persone autentiche.

La verità è che questo non è quasi mai vero. Il mondo della connessione perenne ci fa vedere continuamente immagini di persone che vogliono “sembrare” autentiche ma che sono tutto l’opposto.

Non dimenticare mai che quello che vedi sui social, in Rete e via dicendo, non è altro che la punta di un iceberg dove la vera autenticità è nascosta sotto la superficie dell’acqua.

Essere autentici è un comportamento che deve trovare la giusta sintonia tra l’essere e l’apparire, una cosa davvero difficile perchè prevede una grande conoscenza di se e soprattutto rendere le persone che ci stanno intorno consapevoli di questo.

Cosa assolutamente diversa è quella di essere percepiti come autentici, la punta dell’iceberg appunto. Questa percezione che si vuole dare è figlia di una comunicazione che segue una direzione ben precisa nella convinzione che gli altri comprendano esattamente quello che vogliamo percepiscano.

Alla base di tutto c’è un BIAS cognitivo, la predisposizione delle persone a ritenere autentico quel poco che conoscono. Le persone vedono la coerenza e la percepiscono come se fosse autenticità.

Le persone tendono di più a credere a Chiara Ferragni che dice di fare beneficienza attraverso un dolce. Il dolce non attira da solo, un influencer invece si, perchè la sua vita, la sua comunicazione è basata su attrazione, gradimento e affidabilità.

Nel momento però che si è scoperto l’inganno che cosa ha fatto? Si è scusata, indossando abiti normali, con una luce normale, ha cercato di apparire affranta, vera, pentita, insomma autentica!

E’ sicuramente meglio amare le persone etiche, quelle i cui pregi e i cui difetti sono direttamente collegate alle scelte imprenditoriali, alla comunicazione e alla relazione che instaurano con gli altri, piuttosto che quelle (ritenute) autentiche.

Cerchiamo di amare chi fa quello che dice e dice quello che fa.

Togliamo le fette di prosciutto dagli occhi ed iniziamo davvero a mostrarci autentici agli occhi degli altri, soprattutto se siamo dei #professionisti o #imprenditori.

Dobbiamo essere autentici con i nostri clienti, è questo non devo dirtelo io, non solo, dobbiamo essere autentici con i nostri collaboratori, creare dialogo, clima, rapporti e relazioni. Non finisce qui, dobbiamo essere autentici con i nostri fornitori e, soprattutto con noi stessi, solo così riusciremo a creare un vero ecosistema.

Il passo successivo è quello di formarti, di avere al tuo fianco qualcuno che si occupi di strategia, che abbia esperienza imprenditoriale, non solo nozioni, che le aziende le abbia costituite in prima persona e portate avanti con successo, che sia un imprenditore votato al trasferimento di esperienze. Un mentore.

Ma chi è un mentore: Mentore è una persona in grado di offrire consigli di vita e professionali dettati dall’esperienza, un trasferimento di esperienze.

Il mentore è qualcuno che ci sostiene e con cui instauriamo un rapporto speciale, destinato a durare nel tempo.

Qualcuno che sappia innanzi tutto ascoltarci, per aiutarci a capire meglio noi stessi.

Una guida per accendere scintille di vita personali e professionali, qualcuno che sappia mettere in campo le sue conoscenze, competenze, esperienze e contatti in linea con le nostre vocazioni.

Questo sono io, mi occupo di mentoring imprenditoriale dal 2015 e dal 1984 sono un imprenditore.

Il miglior modo di crescere, per te stesso e per la tua azienda, è quello di farci una chiacchierata, scoprire tutti i tuoi potenziali di miglioramento e diventare eccellente.

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Semplice, non sempre facile.

Ci sono molte fonti, sul web una infinità, che raccontano come convincere le persone a compiere azioni di vario tipo.
Oggi viviamo in un mondo in cui è possibile trovare tutto. Prodotti, servizi e contenuti sono disponibili in grandissima quantità e sono tutti volti a cercare di ottenere un elemento che, purtroppo, data la sua natura, è sempre più raro: l’attenzione.
L’attenzione è una risorsa limitata. Abbiamo a disposizione 24 ore al giorno per le nostre attività umane e non possiamo interessarci a qualsiasi qualcosa. Più l’offerta aumenta, più si riduce la nostra capacità di concentrazione su un singolo contenuto. Ci accorgiamo che, per ottimizzare il nostro tempo, preferiamo contenuti che ci informino velocemente e senza troppi voli pindarici. Ci viene più spontaneo cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno all’interno di siti chiari e intuitivi. Il periodo nel quale viviamo ed il mondo che ci circonda è un mondo distratto.

Da questa riflessione sono giunto alla conclusione che è necessario il focus ma soprattutto che la semplicità è un elemento di persuasione.
Semplice non significa approssimativo o realizzato in modo frettoloso.

Rendere semplice qualcosa significa ottimizzare e togliere tutto ciò di cui si può fare a meno, il superfluo. Nel caso delle interfacce tecnologiche, semplificarle significa renderle simili all’esperienza naturale e umana.
In un’epoca caratterizzata dalla fretta, in cui tutti vogliono informarsi nel più breve tempo possibile, dobbiamo imparare a competere con la semplicità e la accessibilità, siano esse riferite ai nostri prodotti, ai servizi, ai contenuti e soprattutto alla comunicazione. Facendo questo, otteniamo il vantaggio di una maggiore capacità di propagazione e, di conseguenza, la nostra competenza è percepita come sempre più autorevole. 

A livello contenutistico, uno dei segreti dell’influenza, sta nella capacità di scrivere testi brevi e interessanti, semplici e intensi, che devono essere pubblicati con costanza. Non è facile imparare a trattare argomenti complessi ed articolati attraverso un linguaggio semplice e fruibile, ma il risultato è dirompente e le persone a cui volete comunicare lo apprezzano, sicuri della vostra abilità e della utilità della condivisione dei vostri contenuti.

“La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”, scriveva Antoine de Saint-Exupéry.
La semplicità è ricerca del meglio. Richiede studio e un notevole sforzo intellettuale. Semplice non è un sinonimo di banale o impreciso, ma è indice di grande preparazione e di capacità di progettazione.

In un mondo in cui l’offerta è eccessiva e ridondante, una delle armi più potenti che possiamo mettere in campo è il potere della semplicità.

Le competenze della comunicazione sono una delle soft skills oggi più richieste e che ognuno di noi dovrebbe avere.

Comunicare non vuol dire solo relazionarsi con gli altri, vuol dire saper utilizzare la voce, il linguaggio del corpo, avere la padronanza del linguaggio e della dialettica. Questo è oramai ovvio.

La vera novità è che saper comunicare vuol dire saper ascoltare, l’interlocutore, il suo linguaggio, il suo carattere e sapersi adattare, in modo semplice, alle diverse situazioni perchè la comunicazione prevede al minimo due soggetti, chi trasmette il messaggio e chi lo riceve.

Tu sai comunicare?

Ti sei mai reso conto, dopo una conversazione che forse l’interlocutore o gli interlocutori non abbiano compreso a pieno il tuo messaggio?

Ti hanno fatto domande che ritenevi ovvie?

Se ti è capitato qualcosa del genere, devi elevare il tuo livello di comunicazione, devi semplificare per essere più autorevole affinchè dalla comunicazione nascano relazioni proficue.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.

Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.

Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.

Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.

OPEN è l’acronimo di Organizzazione Personale Elevazione Naturale.

– E’ una Realtà Fortemente Voluta e Realizzata da Antonio Finocchi, Imprenditore dal 1984, Consulente Aziendale, Esperto nella Gestione del Debito, Riorganizzazione e Rilancio Aziendale, soft skills e determinazione del clima aziendale.

– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.

– Autore del Libro “Fra il Dire e il Fare, c’è di Mezzo…il Fare!”

– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.

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Quando tutti urlano, tu crea un’atmosfera.

È tipico dei bambini urlare: i grandi non li ascoltano, i coetanei neppure e così l’unica alternativa che immaginano di avere a disposizione è alzare il volume fino ad urlare. Così facendo, non ottengono l’effetto di essere ascoltati, ma di dichiarare quanto sono frustrati e quanto non si sentono considerati. Dimostrano agli altri che hanno fatto bene ad escluderli.

Online, sui social, è la stessa cosa. Se alzi i toni, se aumenti l’aggressività o se cerchi di stupire continuamente, dichiari apertamente la tua frustrazione. Anche le aziende, facendo marketing, si ritrovano spesso a urlare più del necessario. Le mail scritte in maiuscolo finiscono nello spam. I popup insistenti e invadenti sui siti di informazione dichiarano che non sanno tenersi i lettori. Le tecniche veloci e aggressive per vendere un prodotto raccontano che hai un problema di soldi o di reputazione.

“Quando tutti urlano non vince chi urla più forte, ma chi ti sa parlare all’orecchio”

Mauro Marinoni

Urlare non è più un’attività efficace, l’hanno già compreso in tanti e molti ci arriveranno presto. Un mercato che va ad esaurirsi. Quindi cosa conviene fare?

La mia proposta è semplice. Puoi iniziare a sussurrare le informazioni corrette al pubblico più adatto, puoi scrivere una mail allegra e utile, un messaggio di aiuto o apprezzamento. Puoi ascoltare e rispondere. Questa è la materia di cui è fatto il marketing. Prima ascolta e poi rispondi. A quel punto alzeranno il volume per sentire meglio quello che dici.

In buona sostanza, evita di urlare, di usare un tono di “copertura” verso gli altri per conquistare a forza la supremazia. Crea un’atmosfera, crea cioè un ambiente attraente, un ambiente nel quale “ci si trova bene“. Allora si che le persone, il mercato, i tuoi clienti, verranno a “sentire” cosa hai loro da dire.

Quando avrai creato la giusta atmosfera, solo allora, potrai esporre la tua idea, la tua soluzione ad un problema e perchè chi ti sta ascoltando dovrebbe continuarti a sentire e seguire.

Se non diventi autorevole sul mercato sarai uno dei tanti, se in più urli, non sarai nessuno.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
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Ce l’hai tu, ce l’hanno loro, usalo!

Recentemente è stato stimato che ci sono circa cinque miliardi di smartphone su questo pianeta.

È ora di smettere di guardare i grafici e prendere atto che siamo tutti inevitabilmente connessi, ma questa non è di certo una novità.

La cosa importante è quella di capire come utilizzare questo mezzo tecnologico per arrivare alle 1.000 persone utili al tuo lavoro. Si perchè, come in più di un’occasioni ho avuto modo di dirti, NON devi arrivare a tutti, devi comunicare in maniera differente.

Rinfrescati la memoria rileggendo questo post.

Si tratta di comprendere chi sono, quanto hanno bisogno di quello che proponi, cosa amano in una persona e che cosa invece odiano. Si tratta di comprendere il momento giusto in cui hanno tempo per prestarti attenzione, si tratta di essere eleganti nel proporsi, dopo aver compreso quali sono i modi che apprezzano e aver riflettuto su cosa hai da offrire in più o di diverso rispetto ai concorrenti. Cosa sei disposto a cedere in cambio della loro vera attenzione? 

Hai uno smartphone tu e ce l’hanno anche loro. La distanza tra te e loro si chiama “marketing”. La reale connessione tra te e loro si chiama “opportunità”.

Pensa quindi al tuo pubblico come penseresti a te, immedesimati nei tuoi comportamenti ed in quelli delle persone che vuoi raggiungere, non omologarti alla massa ma pensa a come vuoi cambiare il loro modo di vivere.

Per fare questo occorre l’idea, il modo nella quale vuoi realizzarla ed una “strategia“, la cosa che ti traghetterà verso la consapevolezza.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
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Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
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Opportunità fa rima con volontà.

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di EconomiaCollaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
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Buona lettura!

Mai sentito parlare di un certo Horacio Pagani? noto costruttore di supercar.
Una persona straordinaria che, da operaio metalmeccanico, ha creato una casa automobilistica che produce automobili da milioni di euro.

Sostiene che oggi ci sono più opportunità di quando ha iniziato lui, che adesso chiunque può studiare e dedicarsi a qualsiasi cosa diventi lo scopo della sua vita, avendo le informazioni e gli strumenti a portata di mano.

Horacio in Argentina, dove è nato negli anni ’50, non trovava libri e informazioni su ciò che lo appassionava: costruire automobili.

Oggi, al contrario, abbiamo un mondo di possibilità, sostenute da brevi e superflue gratificazioni, nel quale molti smarriscono la strada, perché avere troppo significa scegliere, aumentando i costi e riducendo le opportunità.

Rispetto al passato ora puoi scegliere di uscire a cena, in quale tipo di ristorante andare e quale piatto del menu vuoi mangiare. Un mondo fatto di piccole scelte che comportano sempre rinunce. Se decidi di mangiare qualcosa escludi tutto il resto. Non puoi scegliere e mangiare tutto, ma solo ciò che ti consente la tua capacità di digestione.

La stessa cosa accade con il lavoro. Ti vengono presentate così tante possibilità, che scegliere un percorso ti impone di escludere tutto il resto. In questo caso a dettare legge non è lo stomaco, ma il tempo e le energie che hai a disposizione.

Tutto quello che ti circonda è un mondo di opportunità che comportano sempre un costo. Ma soprattutto la volontà di coglierle, questo è il vero costo, non quello di denaro, quello emotivo.

Il prezzo dell’opportunità è l’elemento cardine su cui basare la decisione. Perché le risorse finanziarie, le energie fisiche e il tempo sono ciò che spendi per ottenere l’avvicinamento al tuo obiettivo ma la volontà è il vero conto in banca che deve essere pieno!

Puoi sprecare risorse se non hai un solido obiettivo prefissato o se sbagli le mosse. Un enorme puzzle che si compone di scelte corrette e di pezzi che non si incastrano con gli altri.

Oggi hai più risorse, più possibilità, più strumenti, ma lo stesso tempo che avevano i tuoi avi. In passato, disponendo dello stesso tempo che hai tu ora, dovevano procurarsi le risorse per raggiungere il proprio scopo.

Oggi hai molte più risorse, ma richiedono tempo per analizzarle e la capacità di isolarle dal rumore delle distrazioni inutili.

L’opportunità è il costo del nostro tempo.

Il vero problema è soprattutto che oggi c’è a disposizione tutto, velocemente, e non hai il tempo di poter analizzare ed individuare il miglior possibile risultato per te.

Affidati a chi ha fatto della strategia e dell’analisi il suo punto cardine per combattere al fianco di imprenditori e professionisti.

Vai a vedere chi sono e, se hai il conto in banca, pieno…di volontà, ci incontreremo certamente.

Il buco e i cani.

Tempo fa, un professore di marketing di Harvard, Theodore Levitt, ha dichiarato: “Le persone non vogliono comprare una punta da trapano da un quarto di pollice. Vogliono un buco di un quarto di pollice”.
Questa famosissima affermazione serve a dire che quando comunichi qualcosa puoi evidenziare problemi raccontando che serve un trapano di un’adeguata potenza, che il lavoro comporta il rischio di bucare il tubo del gas o dell’acqua, che mentre bucherai il muro si creerà molta polvere e che il rumore potrebbe disturbare il vicino.

Oppure, in alternativa, puoi risolvere problemi dicendo ad esempio che con il tuo fermaglio adesivo ultra potente non hai bisogno del trapano e tua moglie sarà felice di vedere finalmente appesa la foto in cui siete felici e sorridenti. In buona sostanza non è il trapano che fa la differenza se hai bisogno di un “buco” per appendere la foto con tua moglie, ma come ti sentirai soddisfatto quando la guarderete insieme, la farete vedere ai vostri amici e i vostri figli, quando saranno più cresciuti e la guarderanno, vi diranno che siete bellissimi, felici e sorridenti. Insomma una “bella esperienza” non un trapano.

Ho parlato di buco, ma i cani?

La stima di quest’anno relativa al mercato del cibo per cani negli USA è di oltre 30 miliardi di dollari. 
La domanda e i prezzi sono in forte crescita, eppure non mi sembra di aver mai visto un cane che entra in negozio e acquista il suo pranzo, magari facendo una valutazione di gradimento, gusto, consistenza, ecc.
Molte aziende del settore fanno ricerca e innovazione per accaparrarsi una fetta di questo sostanzioso mercato, ma senza consultare i cani; i loro clienti sono esseri umani che amano il loro fedele amico. Quindi tutti quelli che operano nel settore hanno come unico riferimento chi sborsa i soldi.
I proprietari acquistano pensando di fare il bene del proprio cane e questo li fa sentire gratificati. Se l’alimento ha un ridotto numero di grassi, è proteico e riduce il rischio di malattie nel loro amato compagno allora sborseranno una somma superiore per ottenerlo. 

Il cibo per cani è stato fatto per i proprietari dei cani!!!

Questo è solo l’ennesimo esempio di come le persone non vogliono ciò che vendi, vogliono il modo in cui si sentiranno acquistando quello che vendi.

Se hai letto queste parole e continui a pensare solo a vendere, fai qualcos’altro, fatti un giro su Facebook, pianta qualche barbabietola si Farmville, perchè il tuo ruolo non è quello di imprenditore.

Se invece ti si è accesa anche una fioca luce e stai iniziando a pensare che, anche se non completamente, ho ragione, e quindi stai pensando ad uno dei tuoi prodotti o servizi ed a come potresti far cavalcare l’onda della bella esperienza, allora devi iniziare a pensare in maniera diversa, pensare a strategia, non a vendere, la strategia vende, non solo il prodotto, il logo, il pack ecc.

Vende cosa percepisce il mercato (che è un mix, un eco-sistema).

Novità, forse, ne sei sicuro?

Pensi che quello che hai inventato, pensato o iniziato a realizzare sia una assoluta novità? Probabilmente no.

Nulla o quasi nulla di quello che compriamo oggi è nuovo. Facendo una analisi a posteriori, molto probabilmente ogni prodotto esistente non è altro che l’evoluzione di qualcosa che esisteva e che per necessità, gusti, mercato, ha dato una soluzione nuova ad un problema vecchio.

Facciamo un esempio.

Prendiamo la macchina da scrivere, le persone prima di quel giorno avevano comunque necessità di “mettere nero su bianco” i propri pensieri, semplicemente usavano carta e piume e, prima di quello, tavolette con incisioni, papiro e via dicendo. Poi nasce l’innovazione, cioè poter continuare a mettere “nero su bianco” ma attraverso un sistema che fosse più rapido, facile da utilizzare, che non dipendesse dalla calligrafia e quindi più semplice da interpretare…non solo una novità quindi, bensì una innovazione!

Questo vale per ogni singolo prodotto, ora c’è Tesla, una volta c’erano le macchine a gasolio, prima di quelle i treni, i carri, i piedi. La gente si è sempre spostata da un posto all’altro. Nel cammino di un prodotto ci sono tante novità, ma poche innovazioni. Una innovazione non è il semplice miglioramento di qualcosa, è lo stravolgimento di un modo di fare utilizzando i principi della cosa ma modificandone l’uso, l’applicazione, ecc.
Un esempio per tutti, lo smartphone. Chi l’avrebbe detto che avremmo utilizzato un telefono senza tasti! Chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato il sostituto del nostro adorato PC! Eppure questa è una grande innovazione, non solo una novità.

Il frigorifero? Un prodotto che permette di conservare i cibi, mentre prima c’erano gli alimenti messi sotto sale, l’aceto e altri sistemi primitivi di conservazione.

Quindi anche negli anni del boom economico nulla nasceva dal nulla, le esigenze degli esseri umani sono sempre le stesse, i loro desideri anche, esistono solo e soltanto nuovi modi per soddisfarli.

Solo che in altri periodi in pochi potevano fare impresa e chiunque avesse trovato una novità, figuriamoci una innovazione, poteva fare soldi a palate.

Ma oggi esiste già tutto, ogni desiderio che ti viene in mente può già essere soddisfatto, come puoi differenziarti e fare impresa per davvero?

Fino a qualche anno fa, un imprenditore pensava ad un prodotto, successivamente si preoccupava della parte amministrativa, verificando i costi, gli strumenti produttivi e, solo dopo aver creato il tutto, forse pensava al marketing, ma inteso come vendita.

In altri tempi il marketing era concepito come “comunicazione”, ossia “abbiamo creato questo prodotto, comunichiamo che esiste”.

Il marketing insomma era uno strumento utilizzato alla fine del processo.

Successivamente si è passati a un momento storico in cui l’amministrazione era al comando e richiedeva cose del tipo “c’è bisogno di finanza, per incrementarla lanciamo un nuovo prodotto” e sempre in ultima posizione veniva “comunichiamo questo nuovo prodotto al mercato”.

Insomma il marketing, nel mercato della novità, non è quasi mai stato al primo posto. Le cose sono cambiate, la gente è più facilmente raggiungibile, da te, ma anche dagli altri, le menti creative o pseudo-tali sono tantissime e questo crea confusione ma anche necessità di messaggio, insomma, oggi fare solo una novità non basta più.

E’ necessario fare innovazione, nel decidere il prodotto, la comunicazione, le scelte finanziarie e, quindi il marketing. Che al contrario di qualche anno fa, oggi è fra i primi posti, perchè marketing non è più solo comunicazione, bensì strategia.

Cosa deve fare ad oggi quindi una piccola media impresa per garantirsi il successo?

NON deve sprecare tempo a cercare like o follower
NON deve rivolgersi all’amico di turno o al cugino smanettone per fare il “sitino, tanto a che mi serve!”
NON deve improvvisarsi grafico, comunicatore, creatore di loghi, naming ecc.
NON deve fare tutto da solo!!!

Per evitare tutto questo, soprattutto per evitare di spendere un grande quantitativo di soldi e di tempo, c’è la necessità di rivolgersi a chi, non solo per esperienza, ma per risultati, è in grado di “combattere con te, al tuo fianco”.

Il mio obiettivo è quello di lavorare con quegli imprenditori che ogni giorno mettono ogni briciola delle loro energie in azienda e non vedono risultati.

Vorrei poter aiutare chi vuole uscire dalla presunta crisi in cui versa il nostro paese e far crescere la sua impresa.

Se è anche il tuo obiettivo, un contatto potrebbe generare grandi cose.

Comunicare un contenuto.

Sono impegnato nelle attività di comunicazione e marketing online da diversi anni. Spesso mi chiedono quale sia il miglior modo di comunicare o il tipo di contenuto che avrà maggiore rilevanza aumentando le probabilità di ottenere attenzione, fama e soldi a chi saprà cavalcarlo al meglio.

Continuamente si è alla ricerca di legare l’antica pratica della divinazione ai canali comunicativi digitali nella ricerca della tattica che porti successo con minor tempo e sforzo. Tuttavia, anche se in passato è esistito il momento magico per un determinato canale, oggi non ha senso sperare di indovinare la mossa giusta al momento giusto.
Piuttosto, questo è sempre il momento dei contenuti significativi, quelli che puoi pubblicare in video, audio, testo, grafica o su quaderni a quadretti. Sono i contenuti che le persone cercano e di cui sentono il bisogno. Contenuti che migliorano la vita e che sanno regalare informazioni, emozioni o nuovi stimoli. Questo è il momento giusto, come lo era anche al momento dell’invenzione dei caratteri mobili.

“Quando le persone dicono “voglio lavorare sul mio Brand”, la prima cosa a cui pensano sono i numeri. Il numero di seguaci su Twitter. Il numero di like su Facebook. Il numero delle visite al Blog. Queste sono metriche molto povere per costruire una presenza significativa.

Costruire un Brand significa fornire così tanto valore, in una o più nicchie, che le persone inizieranno ad associare il tuo nome all’idea di cosa significhi avere successo in quel settore”N

Chi comunica realmente non colleziona follower ma connessioni, non produce grafiche con frasi motivazionali ma informazioni che hanno un valore pratico. Il “valore” si calcola con la quantità di pubblico che riterrà il tuo contenuto arricchente per la sua vita emotiva, lavorativa e pratica. 
Questi potrebbero metterti un semplice like di ringraziamento, oppure ricordarsi di te e consigliare i tuoi prodotti, i servizi o te stesso a qualcuno a cui serve conoscerti.

Negli ultimi anni non è cambiato il modo in cui le persone ottengono o perdono la fiducia di qualcuno. Sono cambiate le modalità con cui si informano e la varietà dei contenuti che sanno comprendere.

Per ottenere che il tuo messaggio sia una vera “comunicazione” non puoi decidere di fare dei passi così come vengono ma devi basarti su una strategia complessiva. Su un eco-sistema che ha alla sua base il marketing e che a sua volta sfrutti i “mezzi” messi a disposizione.

Prima di tutto devi avere un focus sul tuo prodotto/servizio, quindi definire il messaggio che vuoi comunicare e creare la consapevolezza sul tuo target che puoi risolvere un problema.

Solo allora la tua comunicazione sarà efficace e si concluderà con un interesse che non sia un semplice LIKE o una CONDIVISIONE bensì un RIPETITORE che crei consenso.

Devi affidarti a persone che fanno della strategia il loro pane quotidiano e che sfruttano i mezzi a disposizione come strumenti per ottenere il risultato.

Se vuoi davvero iniziare a mettere in campo una strategia che ti dia il massimo delle tue aspettative, richiedici una consulenza gratuita.
Sapremo condividere con te il giusto modo di fare una comunicazione tagliata su misura per la tua specifica attività.

Puoi fare la spesa con i like?

Vedendo alcuni “comunicatori efficaci”, ovvero colleghi, amici e persone collegate ai miei social rimango dubbioso. Non parlo di esposizioni in profili Facebook chiusi o comunicazioni private rivolte solo ai legami forti, ma della loro capacità di creare una comunicazione estremamente efficace, rivolta a migliaia di persone che, non conoscendo il soggetto, maturano percezioni non proprio lusinghiere nei confronti del divulgatore poco attento.

“Non c’è nulla di così inutile nel fare in modo efficiente ciò che non dovrebbe essere fatto affatto”
Peter F. Drucker

Tutti noi, mentre guardiamo le esternazioni di un qualsiasi soggetto, maturiamo convinzioni che riteniamo reali, ma che di fatto sono inconsapevoli e non dipendono da un ragionamento su chi ha creato il “contenuto”.
Chi utilizza canali aperti per mostrarsi e comunicare, non dovrebbe farlo senza aver prima ragionato su ciò che vuoi davvero comunicare, ovvero il tentativo di gestire ciò che gli altri possono pensare di te nell’atto, spesso istintivo, di comprendere chi sei e se darti fiducia. In pratica, il rischio è di essere estremamente efficace in una comunicazione che persuade gli altri a non rivolgersi a te.

Attraverso i dati comunichi efficacemente facendoti male

Perché questo accade?
Sembra incredibile, ma alla base delle comunicazioni della maggioranza delle persone c’è un ragionamento, solo all’apparenza, corretto, attraverso il quale si misurano i risultati della comunicazione e si analizzano solo i dati che emergono.

  • Quali dati emergono? Like, commenti, condivisioni e visualizzazioni.
  • Quali dati non emergono? La valutazioni personali di chi recepisce il contenuto.

La conseguenza è che chiunque è portato a pensare che più si registrano “segnali di apprezzamento”, più la comunicazione è corretta. In termini di efficacia, la risposta è giusta, ma la domanda è sbagliata.
In realtà c’è una metrica più complessa da calcolare che consiste nelle percezioni che sedimentano in chi ti vede e che giocano un ruolo fondamentale nel momento in cui ti prenderanno in considerazione per qualcosa in cui vorresti accreditarti.

La percezione del mondo esterno relativamente alla tua comunicazione passa inesorabilmente per alcuni punti.
Vediamoli:

Il messaggio che vuoi dare

Prima di iniziare qualsiasi tipo di comunicazione è indispensabile definire il messaggio che vuoi far passare ai tuoi potenziali clienti. Una fase delicata nella quale devi stabilire la strategia di comunicazione generale, il tono del messaggio che consente di ottenere consapevolezza.

Consapevolezza

Oggi sul mercato è possibile trovare di tutto. E’ tutto disponibile ed è facilmente raggiungibile, ma è inutile avere un buon prodotto/servizio che nessuno conosce perchè il tuo messaggio di comunicazione è sterile e semplicemente collegato ai like, condivisioni e visualizzazioni.
La gente ha necessità di “capire” il tuo messaggio ed “interagire” con questo, deve cioè essere consapevole che tu sei “autorevole” nel dire quello che dici.

Strategia

La base fondamentale perchè il tuo messaggio ed il percorso che vuoi far fare al tuo potenziale cliente sia efficace e non solo efficiente. Nella strategia è necessario studiare l’obiettivo da raggiungere, il percorso da fare, i mezzi da utilizzare e prevedere inesorabilmente un piano B ed i necessari controlli e verifiche attraverso dei KPI.

Concludo sempre con Peter F. Drucker che diceva che “la cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto” e aggiungo che è altrettanto importante valutare e misurare ciò che il pubblico esterna poco o manifesta in maniera poco appariscente. 
La reale efficacia si misura proprio su questo.

Se vuoi davvero fare in modo che la tua comunicazione non sia basata sulla emozionalità tua personale bensì emozionare il tuo pubblico devi attuare la giusta strategia.

Con i like non si fa la spesa!

Prova ad andare al supermercato e pagare con i like del tuo ultimo post, oppure a darli in garanzia per un prestito. Non puoi.
A cosa servono quindi le interazioni, le visualizzazioni, i like e le condivisioni? A nulla, se non c’è dietro un piano operativo.

Il mio staff di consulenti si occupa proprio di “ascoltare” i nostri clienti e capire con loro la migliore strategia per ottenere il risultato.

Richiedimi una consulenza gratuita per valutare come ti stai muovendo e come puoi migliorare i tuoi risultati.

Comunichi o imiti?

La tecnologia non è buona o cattiva, lo diventa nella misura in cui ci lasciamo dominare da essa. È indubbio che oggi abbiamo possibilità mai avute prima d’ora nella storia. Oggi tutto, o quasi tutto, è disponibile.

Tuttavia mi sembra che la maggioranza delle persone ne sia soggiogata più che avvantaggiata.

Tutti possediamo e siamo in grado di utilizzare gli smartphone con cui è semplice mettersi in contatto con una o mille persone, che ci permettono di informarci o delegare compiti di memorizzazione, effettuare calcoli e prenotare biglietti aerei o di hotel, gestire il conto corrente, pagare un taxi e attivare l’antifurto in casa. Eppure la maggioranza lo usa per imitare gli altri, per investire il prezioso tempo soprattutto nelle applicazioni di intrattenimento sociale, per ottenere nuove forme d’ansia, sentirsi inadeguata o spinta a consumare di più. Il tutto, perché lo fanno gli altri, per adeguarsi alla società o per non aver mai tentato di avere idee proprie e non averle sapute sostenere.

Dal momento che il 95% delle persone sono imitatori e solo il 5% di iniziatori, le persone sono persuase più dalle azioni degli altri che da qualsiasi prova che possiamo offrire” – Robert Cialdini

Sto tentando in questi anni di giocare con il fuoco senza bruciarmi.

Quando mi rilasso guardando i social network conto mentalmente i secondi che mi impegnano, perché mi sono reso conto che sto mangiando le patatine fritte sul tavolo della mia libertà di giudizio.

Le patatine fritte sono molto buone, ma anche altamente contaminanti.

Credo sia una caratteristica molto tenace della natura umana che, se vi circondate di persone con la vostra stessa mentalità, finirete per pensare versioni più estreme di quello che pensavate prima” – Cass Sunstein

Ho finito col domandarmi dove finisce l’opportunità e inizia il costo e mi sono scoperto avaro.

Vale davvero la pena imitare oppure sarebbe meglio iniziare a fare veramente qualcosa di diverso, soprattutto prendere coscienza, farsi cultura ed approfondire.

Viviamo in un’epoca di idiozia digitale dove la maggior parte delle persone (il 95% secondo Cialdini) vive di “condivisione spregiudicata” e “copia e incolla sistemico“.

Diviene sempre più importante farsi una opinione e soprattutto leggere quello che si condivide o si copia e incolla, non è indispensabile fare dei gesti meccanici bensì consapevoli.

Se guardo i social network vedo sempre troppo spesso persone che tentano di comunicare cose non loro, cose che non hanno partorito personalmente ma che ha partorito qualcun altro.

La comunicazione è efficace solo se fatta in maniera strategica, non tanto per fare, la mania di condividere il proprio stato d’animo è accettabile se conforme alla persona che lo sta facendo e non in maniera casuale. Non dimenticarti che quello che pubblichi è pubblicato, visibile, quindi fallo coscientemente ed otterrai un risultato, se lo hai stabilito, altrimenti avrai riempito la tua bacheca, il tuo profilo, niente di più.

Ogni giorno ispiro i miei clienti a realizzare qualcosa di nuovo e mi piace trovare sempre modi nuovi per realizzare i miei obiettivi e quelli di chi si relaziona con me.

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