L’autenticità vince?

Sempre più spesso mi ritrovo a sentire discorsi della gente che mi circonda che dice di amare le persone autentiche.

La verità è che questo non è quasi mai vero. Il mondo della connessione perenne ci fa vedere continuamente immagini di persone che vogliono “sembrare” autentiche ma che sono tutto l’opposto.

Non dimenticare mai che quello che vedi sui social, in Rete e via dicendo, non è altro che la punta di un iceberg dove la vera autenticità è nascosta sotto la superficie dell’acqua.

Essere autentici è un comportamento che deve trovare la giusta sintonia tra l’essere e l’apparire, una cosa davvero difficile perchè prevede una grande conoscenza di se e soprattutto rendere le persone che ci stanno intorno consapevoli di questo.

Cosa assolutamente diversa è quella di essere percepiti come autentici, la punta dell’iceberg appunto. Questa percezione che si vuole dare è figlia di una comunicazione che segue una direzione ben precisa nella convinzione che gli altri comprendano esattamente quello che vogliamo percepiscano.

Alla base di tutto c’è un BIAS cognitivo, la predisposizione delle persone a ritenere autentico quel poco che conoscono. Le persone vedono la coerenza e la percepiscono come se fosse autenticità.

Le persone tendono di più a credere a Chiara Ferragni che dice di fare beneficienza attraverso un dolce. Il dolce non attira da solo, un influencer invece si, perchè la sua vita, la sua comunicazione è basata su attrazione, gradimento e affidabilità.

Nel momento però che si è scoperto l’inganno che cosa ha fatto? Si è scusata, indossando abiti normali, con una luce normale, ha cercato di apparire affranta, vera, pentita, insomma autentica!

E’ sicuramente meglio amare le persone etiche, quelle i cui pregi e i cui difetti sono direttamente collegate alle scelte imprenditoriali, alla comunicazione e alla relazione che instaurano con gli altri, piuttosto che quelle (ritenute) autentiche.

Cerchiamo di amare chi fa quello che dice e dice quello che fa.

Togliamo le fette di prosciutto dagli occhi ed iniziamo davvero a mostrarci autentici agli occhi degli altri, soprattutto se siamo dei #professionisti o #imprenditori.

Dobbiamo essere autentici con i nostri clienti, è questo non devo dirtelo io, non solo, dobbiamo essere autentici con i nostri collaboratori, creare dialogo, clima, rapporti e relazioni. Non finisce qui, dobbiamo essere autentici con i nostri fornitori e, soprattutto con noi stessi, solo così riusciremo a creare un vero ecosistema.

Il passo successivo è quello di formarti, di avere al tuo fianco qualcuno che si occupi di strategia, che abbia esperienza imprenditoriale, non solo nozioni, che le aziende le abbia costituite in prima persona e portate avanti con successo, che sia un imprenditore votato al trasferimento di esperienze. Un mentore.

Ma chi è un mentore: Mentore è una persona in grado di offrire consigli di vita e professionali dettati dall’esperienza, un trasferimento di esperienze.

Il mentore è qualcuno che ci sostiene e con cui instauriamo un rapporto speciale, destinato a durare nel tempo.

Qualcuno che sappia innanzi tutto ascoltarci, per aiutarci a capire meglio noi stessi.

Una guida per accendere scintille di vita personali e professionali, qualcuno che sappia mettere in campo le sue conoscenze, competenze, esperienze e contatti in linea con le nostre vocazioni.

Questo sono io, mi occupo di mentoring imprenditoriale dal 2015 e dal 1984 sono un imprenditore.

Il miglior modo di crescere, per te stesso e per la tua azienda, è quello di farci una chiacchierata, scoprire tutti i tuoi potenziali di miglioramento e diventare eccellente.

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Competizione. Con chi?

Viviamo in un mondo competitivo, abituati a combattere per essere i migliori.

I genitori sono fieri quando i figli sono i più bravi della classe… e così cerchiamo di essere migliori dei nostri compagni.

Nello sport solo i migliori hanno successo… e così ci alleniamo per diventare più bravi.

Nel lavoro solo i migliori vengono assunti… (o i raccomandati).

Siamo abituati a confrontarci con gli altri fin da bambini… il che può portare risultati molto diversi tra loro.

Chi è abituato a “vincere”, ad essere il migliore, potrebbe diventare arrogante, considerandosi superiore rispetto alle persone che ha intorno.

Al contrario, se la strada che abbiamo percorso è costellata da insuccessi, potremmo considerarci inferiori.

Questo modo di affrontare la vita porta spesso a risultati indesiderati, sia nel bene che nel male, perché ci abitua a paragonarci con altri in tutte le situazioni.

Infatti non sempre nella vita, anzi, quasi mai, devi essere migliore degli altri.

Esiste solo una persona rispetto alla quale devi essere sempre un passo avanti, che non ti dovrà mai raggiungere, qualunque cosa accada… che se fa 10 passi avanti, tu dovrai farne 11.

E con la quale ti confronterai per il resto della vita!

Questa persona è la copia di te del giorno precedente.

Devi essere migliore di come eri ieri.

Non devi essere migliore degli altri, devi solo essere migliore di te, di come eri ieri.

Tutto il resto verrà da sé, sarà una conseguenza naturale.

Se ogni giorno diventi una persona migliore, passo dopo passo, giorno dopo giorno, sei sulla strada giusta per raggiungere il successo.

Qualunque sia il tipo di successo a cui aspiri.

Quello che “hai” oggi è solo il risultato di quello che sei e, diventando una persona migliore, avrai sempre di più.

Non mi riferisco a beni materiali, ma a tutto. Amici, famiglia, amore, soldi, lavoro…

Diventa migliore di come eri ieri.. e tutto questo migliorerà a sua volta!

Riflettici!

Sono sicuro che se guardi indietro di un anno sei cambiato di molto… speriamo in meglio!

Ma ti confronti al te stesso di ieri… hai fatto quel piccolo passo per essere il migliore dei due?

Dedicati un paio di minuti di riflessione!

Riflessione:

Siamo tutti ossessionati a confrontarci con gli altri e lo facciamo pure in modo sbagliato. Ci concentriamo su un singolo elemento, come se fosse l’unico importante.

Se devi fare un viaggio in treno e hai due scelte, quale sceglieresti? Il treno che ci mette 10 ore, o quello che ce ne mette 15?

Hai scelto il primo… perché abbiamo analizzato un solo elemento.

E se ti dicessi che in quello da 10 ore non ci sono posti per sedersi, che sarete tutti ammassati come sardine, che non riusciresti a muoverti nemmeno per andare in bagno o bere un sorso d’acqua?

Mentre nel secondo, quello da 15 ore, hai una cabina tutta tua, vagone ristorane con menu à la carte comprendente pranzo e cena, vagone con centro benessere con 4 ore di massaggi e trattamenti inclusi…

La tua scelta cambierebbe!

Ognuno di noi è unico, con i suoi pregi e i suoi difetti. Perché concentrarti su un difetto, quando hai altri mille pregi?

A chi importa se ci metti 15 ore invece di 10 se hai tanti altri pregi che compensano? Probabilmente solo a te, o magari a chi si sofferma ad una prima analisi…

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo con le persone a te care, gli farai un dono di positività.

 

 

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La bilancia del tempo.

C’è una cosa che ci accomuna tutti, che ci mette tutti sullo stesso piano, beh in realtà più di una, ma oggi parliamo di un elemento in particolare, che mette sullo stesso livello la persona più ricca del mondo e la più povera.

Il tempo: tutti abbiamo disponibili 24 ore al giorno.

Cosa che però sottovalutiamo.

Vogliamo imparare a suonare uno strumento, diventare bravi in uno sport, tenerci in forma, passare tempo con gli amici, andare in vacanza, fare questo, fare quest’altro e così via.

Sogniamo di fare tantissime cose, ma di fatto non abbiamo tempo per farle tutte.

In questo periodo sto valutando se iniziare a giocare a golf, mi è sempre piaciuto anche se non l’ho mai fatto, ma credo che questa passione finirà col costarmi molto più di quanto ho previsto.

E non sto parlando di soldi, ma sto parlando di tempo.

Io sono un perfezionista, cerco di raggiungere il massimo livello possibile qualunque cosa io faccia, dalle più serie alle più banali.

E so che se iniziassi a giocare a golf i miei risultati sarebbero inizialmente scadenti, per cui mi servirebbe molto allenamento.

Allenamento = tempo

Partite a golf = tempo

Viaggio per raggiungere il club = tempo

Il problema è che le ore in un giorno sono sempre 24; se farò questo passo sono consapevole di dover rinunciare a qualcos’altro. E al momento non credo di esserne pronto.

Questo è un esempio, oltre che reale, particolarmente efficace per spiegare questo concetto.

Nel momento in cui decidi di fare qualcosa, devi necessariamente togliere tempo ad altro, e non c’è alternativa.

Puoi dormire meno, puoi stare meno tempo davanti alla TV a non fare nulla, oppure puoi toglierlo a compiti più importanti. Non importa da dove lo prendi, ma lo devi sottrarre ad altre cose.

Ti invito a fare un esercizio, rimarrai stupito dal risultato. Serve solo carta e penna.

Pensa a tutte le cose che vuoi fare, sono sicuro che hai una lista pressoché infinita.

Scrivile su foglio di carta, una sotto l’altra.

Ora analizzale una ad una, facendoti un veloce esame di coscienza, chiedendoti se è una cosa a cui davvero tieni, e se riuscirai a ricavarti il tempo per farla nei prossimi trenta giorni.

Se è qualcosa “una tantum”, da fare una volta sola, tutto sommato è fattibile. Se è qualcosa che ti impegna in maniera costante è molto più difficile.

“Andare in banca a rinegoziare un mutuo” è una cosa.

“Andare in palestra tre volte alla settimana” è tutt’altra.

Se nella lista hai: “Andare in palestra”, “Imparare una nuova lingua”, “Fare serate con amici settimanalmente”, “Uscire col compagno/a un paio di volte a settimana”, “Andare a ballare”, “Frequentare il teatro”, “Iscriversi a un corso di danza”…. puoi capire da solo che non riuscirai mai a fare tutto da un giorno all’altro… e forse non ci riuscirai mai e basta.

Alcuni sono solo sogni che dentro di te sai che non realizzerai mai. Non sono abbastanza importanti per giustificare lo sforzo.

Ricorda che il tempo dedicato a un’attività viene necessariamente rimosso da un’altra.

Esempio banale:

  • Dormire + pasti + igiene personale: 10 ore
  • Lavoro compreso spostamenti: 9 ore
  • Palestra compreso spostamenti: 3 ore
  • Corso di chitarra: 2 ore

E siamo a 24 ore.Se vuoi frequentare il teatro devi togliere qualche ora da questa lista.

È un esempio banale, in palestra non vai tutti i giorni, stessa cosa per il lavoro ecc… ma il succo del discorso è quello.

Inizia a depennare dalla tua lista le cose che ti interessano meno, lascia quelle importanti, e concentrati su quelle.

Il tuo cervello si sentirà più leggero, meno pensieri, e sarà più focalizzato su cosa ti importa davvero!

Io lo sto facendo già da tempo, ho dovuto anche prendere decisioni difficili, ma è inutile cercare di fare più cose di quante ne siamo in grado di fare.

Meglio un paio di uova cucinate bene o 15 uova bruciate? (O crude)

Pensaci su… elimina il superfluo e concentrati su ciò che davvero conta! (per te)

Quello che resta nella tua lista è ciò che ti importa davvero! Elimina il resto, sono solo distrazioni, le puoi riprendere fra qualche mese o fra qualche anno!

Se vuoi comprendere meglio questa teoria ti consiglio il libro “Una cosa sola” di Keller.
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Ci riesci…vedrai!

Quante volte ti è successo di lanciarti in qualcosa di nuovo pieno di entusiasmo, per abbandonare poco dopo?

Fare un’analisi dei propri risultati e aggiustare la propria rotta non è sempre semplice.

Un professionista del marketing lo fa senza sforzo, i numeri gli danno le risposte che servono e agisce di conseguenza intervenendo dove serve.

Oggi voglio analizzare proprio questa strategia per capire se è applicabile anche ad altri aspetti della nostra vita

Faccio una breve premessa.

Quando decidi di investire in una campagna pubblicitaria, tu o chi per te, deve necessariamente avere accesso ai dati per valutare l’andamento.

Ho un cliente, un massaggiatore, che è uno dei pochi a cui sto gestendo personalmente la sua pubblicità su Facebook.

Ho creato per lui un annuncio con cinque immagini diverse, per escluderne tre pochi giorni dopo perché performavano molto peggio delle altre.

Lascerò “correre” ancora un po’ le due restanti per poi mantenere la migliore. O, se nessuna raggiunge le mie aspettative, ne testerò altre.

Dopo aver deciso l’immagine, farò lo stesso con i testi, prima il titolo, poi la descrizione e via dicendo.

Dopo che la percentuale di click sull’annuncio sarà soddisfacente (cosa che può succedere anche prima di aver terminato tutti i test) mi concentrerò sulla pagina in cui viene presentato lo studio…

E così via fino ad aver raggiunto il risultato che voglio su tutto il progetto.

Si lavora su un pezzetto alla volta fino a che questo non ha raggiunto una performance che ritieni accettabile.

Farlo in questo settore è molto semplice, i numeri ci forniscono delle risposte e possiamo continuare a testare fino a quando saremo soddisfatti.

Ma cosa dire della sfera personale?

È molto più difficile fare questa analisi, non abbiamo numeri così precisi a guidarci, ma la logica che sta alla base è la stessa.

Se non sei soddisfatto di come organizzi la giornata, puoi dividerla in tante piccole parti, e concentrati su ognuna di esse singolarmente.

Iniziamo alla mattina.

Ti alzi all’ora che vorresti? Ti rigiri decine di minuti nel letto posticipando il momento di alzarti? Dai un’occhiata ai social network perdendo tempo?

Se qualcosa nelle tue abitudini mattutine non ti soddisfa, inizia da lì, non pensare ad altro.

Concentrati su come migliorare questo aspetto della tua vita e dedicaci energie e attenzione fino a che non avrai raggiunto un risultato soddisfacente.

Se appena sveglio ti sembra di perdere tempo a sfogliare Facebook, concentrati su quello e fai in modo di “correggere” questa tua brutta abitudine.

Poi passa al pomeriggio, dividilo a sua volta in tante piccole parti… poi passa alla sera e così via.

L’idea di dividere qualunque cosa in tante piccole parti ti permetterà di raggiungere risultati e miglioramenti in tempi davvero brevi.

Ed è applicabile ovunque.

Prendiamo un nuotatore. Raramente si concentrerà sulla “nuotata in generale”, ma presterà attenzione a ogni singolo movimento alla volta.

“Non alzo a sufficienza il gomito quando faccio la bracciata a stile libero. Devo correggere questo difetto.”

Una volta fatto passa al “problema” successivo.

“Non ruoto correttamente la testa quando riprendo fiato, devo stare più dritto con la schiena.”

E si concentra su quello.

“Non ho la postura corretta quando arrivo a fine vasca per fare la virata”

E si corregge…

E così, affrontando e correggendo progressivamente ogni “problema”, da “normale” nuotatore diventa un fuoriclasse.

Questo modo di affrontare i problemi li rende molto più semplici da superare. Cambiare un’abitudine, crearne una nuova, migliorare sul lavoro, qualunque cosa… è una tecnica applicabile ovunque.

La parte difficile sta prima nel capire quali sono i punti che vogliamo migliorare, poi fare questa “scomposizione”senza cadere nella trappola di voler cambiare tutto insieme.

Rifletti su questo.

Trova qualcosa che vuoi migliorare, scomponilo in tante piccole parti, dall’inizio alla fine, identifica qual è il primo punto nel quale sei carente rispetto ai tuoi standard, e inizia a correggerlo!

I risultati che otterrai saranno sorprendenti!

Questa è una tecnica molto banale ma che ti permette di avere risultati con una velocità incredibile.

La parte difficile è metterla in pratica e concentrarsi solo su un elemento alla volta!

Se ti è piaciuto questo articolo condividilo, lascia un commento, per me è importante che il maggior numero di persone possa trarre anche un piccolo vantaggio personale in quello che faccio e che cerco di portare agli altri.

Buona vita!

 

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