Efficienza vs efficacia, il coronavirus ne è l’esempio.

In questo periodo storico il mondo intero sta facendo i conti con una situazione particolare. Mai come in questi momenti è evidente come efficienza ed efficacia siano sue parole dal significato profondamente diverso.

Chiediamo aiuto al vocabolario:

Efficienza: competenza e prontezza nell’assolvere le mansioni.

Efficacia: capacità di produrre l’effetto e i risultati voluti o sperati.

Apparentemente sembra che vi sia un sillogismo, ma a ben guardare non è così.

In questo momento tutti sembriamo essere efficienti, nel senso che ogni persona, costretta a modificare il proprio comportamento, ha tentato e sta tentando, per chi ne ha le possibilità operative, la strada dell’efficienza.

Quindi le famiglie si sono organizzate per una spesa efficiente da mettere in atto in maniera programmata, in orari programmati, con una lista di cose da acquistare ben precisa ed organizzata. La scuola si è resa efficiente organizzando lezioni online per gli studenti. In molti (per chi la professione lo ha permesso) si sono approcciati allo smart working rendendo efficienti le ore, gli appuntamenti, gli incontri. Le attività fisiche sono diventati efficienti, gli allenamenti in palestra sono stati sostituiti da allenamenti in casa, running sui balconi o terrazzi ecc. La politica si è resa efficiente nel varare continue nuove regole, nuovi moduli di ipotetica libertà, diffondere informazioni che nel loro intento vogliono creare condivisione.

Tutti, chi più e chi meno, hanno cercato di rendere efficiente la propria giornata da “reclusi involontari” per renderla attrattiva, proficua, sostenibile.

Ma questa efficienza, apparente o effettiva, è davvero efficace?

Rianalizziamo i precedenti comportamenti per fare il punto.

Certamente è efficiente organizzare la spesa in modo da limitare le uscite, le file, le cose da acquistare ma certamente non è efficace acquistare non programmando quelli che saranno i pasti che si faranno, prevedendo l’utilizzo degli ingredienti. Quindi non è di certo efficace recarsi al supermercato acquistando quello che “si pensa” possa servire per poi accorgersi che non tutto quello che si è acquistato potrà risolvere la preparazione dei piatti estemporanei dettati da scelte irrazionali e non programmate, ad esempio acquistare l’occorrente per fare una torta ed accorgersi che manca la carta forno nonostante si siano acquistati più dolci di quelli che normalmente si utilizzano perché…metti che non li trovo!

Certamente la scuola si è resa efficiente nell’organizzarsi, chi più e chi meno, nel fare lezioni online ma questa efficienza non si è, a mio avviso, dimostrata efficace giacchè nessuno o quasi ha individuato una piattaforma davvero efficiente per impartire le lezioni, mantenere ad esempio l’orario scolastico già previsto in programmazione (cioè prima di questa interruzione delle lezioni in classe) utilizzando strumenti di classroom online che tenessero normalmente impegnati gli studenti nel normale corso delle lezioni ed altrettanto impegnati gli insegnanti nel loro compito, con il risultato che alcune lezioni non vengono proprio svolte, oppure vengono svolte in orari fuori dal normale orario scolastico, la condivisione dei compiti affidata a piattaforme non nate per questo scopo ecc.

Certamente è efficiente approcciarsi allo smart working impegnando il tempo in contatti, incontri virtuali ecc. ma non è efficace giacchè molte aziende non hanno mai previsto una condivisione dei propri documenti in una eventuale previsione di questo tipo di lavoro, le linee di collegamento ed i collegamenti stessi non sono sicuri per il trasferimento dei dati, molte abitazioni non hanno collegamenti internet che possano supportare in maniera degna questo imprevisto aumento di traffico. Non è stato previsto un sistema di validazione di contratti, firme, ecc. Insomma c’è una efficienza diffusa nel voler fare lavoro a tutti i costi ma una efficacia di questo lavoro che si traduce in mera idea con produzione di risultati scarsa.

Certamente è efficiente ripensare alla propria attività fisica al di fuori della palestra ma non è efficace diventare di colpo dei self made trainer giacchè le palestre, per come ho avuto modo di vedere, non si sono attrezzate per seguire i propri clienti, anche virtualmente.

Certamente la politica sta cercando di fare la sua parte in modo efficiente nel voler creare contatto, informazione, cercare (ma non sempre trovare) sistemi di aiuto economico e sociale ma non è efficace in quanto ogni provvedimento preso reca in se ulteriori situazioni grottesche di quasi impossibilità di essere messo davvero in pratica dai cittadini. Cito Zigmunt Bauman che nel proprio libro “Modernità liquida” dice che il Potere riguarda la capacità di fare mentre la Politica riguarda la capacità di decidere cosa fare. Anche qui il potere deve essere efficiente e la politica efficace, e non mi sembra proprio.

Quindi?

Bella domanda, alla quale rispondo facendo per primo autocritica.

Siamo diventati un paese di efficienti, quasi a voler esorcizzare la situazione, il malessere imperante, i tentativi di protesta che ci nascono dentro, l’incertezza del futuro, e chi più ne ha più ne metta.

Non siamo diventati un paese efficace perché ognuno di noi ha cercato, o sta cercando di trovare delle soluzioni (efficienza) ma si scontra continuamente con il metterle in pratica in maniera proattiva e risolutiva (efficacia).

La soluzione?

Altra bella domanda.

Non sono un sociologo bensì un attendo osservatore.

Posso solo riportare quello che sto facendo dal punto di vista dell’efficienza ed efficacia.

Efficienza: Maggiore presenza in famiglia

Efficacia: Sono più vicino alla mia famiglia condividendo mansioni, compiti, studiando con i figli

Efficienza: Maggiore coordinazione delle cose da fare in casa

Efficacia: Riassetto e riorganizzazione degli ambienti, programmazione degli interventi da fare

Efficienza: Maggiore organizzazione della cucina e dispensa

Efficacia: una lista della spesa organica dove si inserisce quello che si utilizza e che sta per terminare, una organizzazione dei menù in base alla disponibilità della dispensa

Efficienza: Maggiore contatto con i miei clienti

Efficacia: Individuare una soluzione intuitiva per ognuno, seguire il loro processo decisionale interno ed esterno, organizzare meeting e riunioni come prima di questa situazione, fare un follow up dei processi messi in campo ed individuare risultati e aggiustamenti, creare dei kpi di periodo

Efficienza: Maggiori relazioni con persone con i quali ho contatti saltuari

Efficacia: Creazioni di nuovi e rafforzati rapporti, maggiore predisposizione al dialogo, condivisione dei momenti ed individuazione di soluzioni partecipate

Efficienza: Maggiori approcci con potenziali clienti

Efficacia: Generazione di trattative basate sul dialogo e sulla soluzione di bisogni attraverso intuizione e pensiero divergente

Sono stato schematico, solo per dare spunti, ma sono anche, per mia natura, pragmatico, cioè una persona che sistematicamente è abituata ad analizzare i risultati.

Cosa posso dire quindi, che nonostante il periodo sia particolare, è necessario pensare in maniera efficiente e programmare il pensiero fatto in modo che sia efficace, fare una analisi del pensiero efficiente e tradurlo in efficace.

Esistono molti strumenti per fare questo, una analisi SWOT ad esempio, oppure un Modeling CANVAS piuttosto che una Balanced Scorecard, e potrei citarne altri.

Lo spunto che vorrei dare a coloro che hanno avuto il coraggio e la forza di arrivare a leggere fino a questo punto è, documentarsi, leggere, acquisire, farsi cultura, anche solo di questi strumenti ed iniziare a metterli in pratica, per se stessi, ad utilizzarli per una prima sola cosa, fare in modo che diventino nostri alleati ed abituarsi ad analizzare i risultati, ponendo correttivi, programmando.

Mettiamo in pratica il “Plan-Do-Check-Act” ovvero pianifica, metti in campo, verifica, agisci, questo in tutte le sfere della vita, l’invito è provare, anzi “voler” provare.

Due sono le frasi che mi sento di trasferire:

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo…il fare!

Non fare cose diverse, fai le cose diversamente.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.

Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.

Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.

Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.

OPEN è l’acronimo di Organizzazione Personale Elevazione Naturale.

– E’ una Realtà Fortemente Voluta e Realizzata da Antonio Finocchi, Imprenditore dal 1984, Consulente Aziendale, Esperto nella Gestione del Debito, Riorganizzazione e Rilancio Aziendale, soft skills e determinazione del clima aziendale.

– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.

– Autore del Libro “Fra il Dire e il Fare, c’è di Mezzo…il Fare!”

– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.

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Arte, passione e dedizione.

Ho una certezza che esprimo continuamente: in tutto quello che fai devono esserci arte, passione e dedizione. Siamo tutti artisti. Se non lo sei, finirai per essere sostituito da una macchina che esegue perfettamente un lavoro in cui l’aspetto artistico non è necessario. 
L’arte, oltre ad essere necessaria, appartiene a chiunque. Non ho mai creduto a chi mi dice di non essere creativo o non sa come produrre nuove idee. Anche se questi soggetti ne sono convinti, la loro supposta mancanza di idee dipende da solo due fattori: 

  • La pigrizia
    Produrre idee richiede uno sforzo energetico, una potente fase di ascolto degli altri e di autoanalisi. 
  • La mancanza di tecnica
    Qua entriamo in uno stato molto soggettivo. Per quanto mi riguarda, le idee nascono per cose che vedo, leggo o su cui rifletto. In questo caso è facile; basta che mi faccia un appunto per poi scriverle comodamente in un momento successivo.

Ma è quando non ho idee che sfodero una tecnica infallibile: inizio a pensare e scrivere cose stupide o apparentemente senza senso. Facendo questo, pensiero dopo pensiero, inizia in me a scorrere un flusso di riflessioni da cui tolgo il rumore delle stupidaggini e tengo solo i “pensieri pregiati”. Se non alleniamo le nostre sinapsi sarà difficile che quando ne abbiamo bisogno riescano a mantenere il ritmo e non cadere stremate in debito di ossigeno.

Le persone non hanno paura di scrivere, hanno paura della valutazione di chi li leggerà. Hanno paura di essere giudicati stupidi, banali o ricevere critiche. Paura fondata, perché questo succederà di sicuro.
Arte significa rottura, non deve piacere a tutti, deve trovare un pubblico che l’apprezzi, che si senta allineato con lo stile, i concetti o le scomode prese di posizione.

C’è un famoso detto tra i motivatori: “Non devi cercare la passione. Devi essere appassionato delle cose che stai già facendo”. Allo stesso modo ti dico che non devi cercare idee. Devi farle uscire iniziando a scrivere qualsiasi pensiero ti passi per la testa.
Se lo farai, lontano dalla distrazione, nel silenzio e senza altre preoccupazioni, ti stupirà cosa saprai far emergere da quello che già conosci e fa parte del tuo essere.

Adesso però scopriamo le carte, quelle vere, perchè il vero problema non è la ricetta per ottenere il risultato bensì il primo passo che fai per decidere di applicare la ricetta…devi FARE!!!

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.

OPEN è l’acronimo di Organizzazione Personale Elevazione Naturale.
– E’ una Realtà Fortemente Voluta e Realizzata da Antonio Finocchi, Imprenditore dal 1984, Consulente Aziendale, Esperto nella Gestione del Debito, Riorganizzazione e Rilancio Aziendale, soft skills e determinazione del clima aziendale.
– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.
– Autore del Libro “Fra il Dire e il Fare, c’è di Mezzo…il Fare!”
– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

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Soft skills, cosa sono e perchè ti servono.

Tutti ne parlano, pochi sanno davvero di cosa si tratta e ancora meno le praticano.

Parliamo delle soft skill, vale a dire le competenze di carattere relazionale.

Abilità quali la capacità di ascoltare e di dare feedback agli interlocutori, l’adattabilità ai contesti e alle situazioni o, ancora, la disponibilità all’apprendimento.

Le soft skill fanno la differenza tra una persona e l’altra e tra un’impresa e l’altra si tratta di competenze emotive che in parte sono innate ma in buona misura possono essere apprese e migliorate.

A parole le imprese affermano di investire molto in questo ambito. Per rendersene conto basta leggere le dichiarazioni dei responsabili HR delle multinazionali come delle Pmi o scorrere il programma di un convegno dedicato alle risorse umane. In concreto, però, le cose sono spesso differenti. In alcune società la valorizzazione delle soft skills è molto teorica e prevalgono altre logiche. In altre realtà, invece, sono davvero un elemento di orientamento e di analisi. Accade, così, che i manager siano valutati – e pagati – non solo sulla base dei risultati economici, ma anche in base alle competenze relazionali dimostrate. Mi riferisco, per esempio, alla gestione del team, alla percezione dei colleghi o dei responsabili diretti.

Ovviamente l’analisi delle soft skills dovrebbe essere centrale anche nella fase di selezione. Ci sono situazioni molto eterogenee. C’è chi non le calcola affatto, chi si basa sul proprio giudizio personale, più o meno supportato dall’esperienza, e chi utilizza dei test strutturati, degli strumenti di misurazione oggettivi.

Last but not least: la formazione scolastica. Allo stato attuale le soft skills non sono contemplate tra le materie di studio delle scuole superiori e di rado rientrano nei programmi universitari. Qualcosa si trova a livello master, dove compaiono corsi volti a migliorare la capacità di negoziazione o il public speaking. Un po’ poco per expertise che le aziende dichiarano essere così importanti.

Ogni imprenditore dovrebbe formarsi in questo ambito soprattutto prima di richiedere ai propri collaboratori conoscenze di questo tipo.

Come anticipato, le soft skills sono le competenze che insistono non sul livello della preparazione o della capacità tecnica delle persone, ma su dimensioni più estese che riguardano in sostanza le relazioni e i tratti della personalità, le modalità di porsi con gli altri e quelle “procedurali” di svolgimento del lavoro. Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, dunque il “cosa”, le soft skills sono invece competenze che riguardano il “come”, ossia la modalità con cui si conduce la propria occupazione.

Le soft skills sono competenze molto importanti, e vengono sempre più richieste dalle aziende, perché, oltre ad avere un concreto e decisivo impatto sulla produttività e la qualità del lavoro svolto, servono anche a tenere in salute la dimensione espressiva di qualsiasi staff. Detto in termini calcistici, le soft skills contribuiscono anche a “fare spogliatoio” e favoriscono allo stesso tempo l’autonomia dei singoli elementi all’interno della squadra.

Quali sono le soft skills?
Dunque: quali sono le soft skills? Per la verità non esiste un elenco comunemente condiviso di soft skills. Ne esistono tuttavia diverse, alcune più e altre meno importanti. Ne ho individuate, tra quelle che sembrano essere maggiormente richieste dalle aziende, 13. Tali 13 competenze trasversali, che presento a seguire, possono essere fatte rientrare sotto 3 diversi ambiti o dimensioni.

Competenze trasversali – Ambito dell’oggetto e delle procedure di lavoro

  • Capacità di analisi e attenzione al dettaglio: riguarda la capacità di scomporre nel dettaglio un problema o una situazione negli elementi che lo/la compongono.
  • Capacità di organizzazione: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse a disposizione (su tutte il tempo) per il raggiungimento di un obiettivo. In altri termini, è la capacità di pianificare una strategia adeguata (efficace ed efficiente) per raggiungere un determinato scopo.
  • Capacità di problem solving: spesso durante una qualsiasi attività lavorativa emergono problemi inaspettati. La capacità di far fronte all’emergenza con strategie volta per volta diverse e adattate al momento riguarda il problem solving (letteralmente la soluzione dei problemi).
  • Creatività: riguarda la capacità di innovare. Come si dice in inglese: “to think out of the box”. La creatività riguarda pertanto una disposizione per la quale si è in grado di vedere il mondo da diverse prospettive, cercando costantemente di migliorare le procedure con le quali ci si rapporta a esso. A differenza del problem solving, che interviene a seguito di un problema, questa competenza non emerge dopo un evento critico. Essa serve invece per migliorare costantemente oggetti e procedure sui piani più svariati, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.
  • Orientamento all’obiettivo e/o a risultato: si tratta di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi. Per chi possiede questa competenza, l’importante è occupare il proprio tempo lavorativo non (solo) per portare a casa uno stipendio, ma per contribuire alla crescita dell’azienda (e di sé stessi), immedesimandosi negli obiettivi e traendone le motivazioni.

Competenze trasversali – Ambito delle relazioni interne allo staff ed esterne

  • Capacità di leadership: riguarda la capacità di porsi come leader nel proprio contesto, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri componenti dello staff a perseguire gli obiettivi in un clima di comunione di intenti. Esistono 2 tipi di leadership: strumentale ed espressiva. La prima riguarda la guida verso il concreto raggiungimento del risultato; la seconda la tenuta (anche emotiva) del gruppo e dei suoi componenti.
  • Capacità di negoziazione: saper negoziare, tenendo in considerazione le nostre istanze e quelle delle varie controparti, è una skill fondamentale per le aziende. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri dello staff.
  • Capacità relazionali ed espressive: sapersi collocare nel contesto nel quale si opera, avendo il controllo dei propri sentimenti e adeguandosi alla situazione specifica, è un’altra competenza che ci mette positivamente in relazione con gli altri, che siamo leader o meno. Saper comunicare con le altre persone è in tal senso un elemento fondamentale.
  • Predisposizione al lavoro di squadra: in un’azienda (e non solo) gli obiettivi non sono mai del singolo individuo, ma dell’intero staff. Perciò è bene che si lavori di comune accordo, rispettando ognuno il proprio ruolo e chiedendo/dando aiuto al bisogno.
  • Capacità di lavorare in autonomia: in altri casi, tuttavia, è cruciale saper lavorare (quando necessario) senza necessariamente dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata nelle aziende, poiché economizza sul tempo di tutto lo staff.
  • Orientamento al cliente: come recita un comune adagio, “il cliente ha sempre ragione”. Ecco perché è importante l’orientamento al cliente, ossia la capacità di soddisfare (o quanto meno provarci) le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre.

Competenze trasversali – Ambito del sé

  • Flessibilità e adattabilità: una personalità flessibile e adattabile è una personalità che riesce a misurarsi nelle varie situazioni (tempi, spazi, procedure etc.) senza subirne danno. Ma attenzione: la flessibilità non deve in nessun caso trasformarsi in  sottomissione.
  • Tolleranza allo stress: ultima, ma non in ordine di importanza, la tolleranza allo stress. Saper lavorare in situazioni di fatica e difficoltà emotiva, riuscendo a rispettare i termini definiti nelle pianificazioni aziendali, è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate dalle aziende in un collaboratore.

In ultima analisi, una adeguata preparazione imprenditoriale non può prescindere da una adeguata conoscenza delle soft skills.

Se vuoi avere maggiori informazioni su come puoi formare te ed il tuo staff non hai che da chiedere.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
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Annòiati…ti prego!

C’è un sistema molto semplice per produrre contenuti: prendere una notizia e riportarla. Non è un metodo efficace se però sei una persona che ha l’obiettivo di costruire una credibilità o generare aspettativa.

C’è un secondo tipo di messaggio, molto più efficace, se vuoi ottenere un posizionamento nella mente di chi ti legge o ti osserva: creare contenuti che dimostrino la tua capacità di analisi, di creare innovazione o leadership di pensiero.

Oggi ti parlo di una cosa non normale, non ovvia, che stride con quello che sono solito comunicare: la noia.

Grazie alla “noia” del distacco totale dagli stimoli esterni spesso riesco a produrre contenuti per il mio Blog, articoli o libri. Questa pratica, che a volte funziona per me, non è detto sia valida per tutti, tuttavia questo è il momento in cui le informazioni vengono filtrate attraverso l’analisi libera da stimoli, in pratica la mia esperienza e la mia conoscenza diretta. Al contrario, quando mi sforzo di scrivere qualcosa nella fretta, escono comunicazioni fredde e del tutto prive di personalità. 

Gli stimoli che limitano la creatività

La noia non esiste più da almeno 30 anni. Mi ricordo di averla vissuta da ragazzino, prima della TV a “tempo pieno” e prima che il computer e i suoi derivati diventassero estensioni fisiche della nostra conoscenza e della nostra relazione.

La noia appartiene al passato e con essa abbiamo perso una parte fondamentale del nostro cervello: la divagazione e la creatività indotte proprio dallo stato di noia. Gli strumenti di cui ora ci serviamo, raramente ci permettono di essere soli con i nostri pensieri. Siamo alla continua ricerca di occupare lo spazio vuoto e di riempire il silenzio. La noia viene percepita come una perdita di tempo. 

“Se ti esponi solo a informazioni interessanti e ti nutri di stimoli, ma non ti prendi il tempo per pensare davvero – per elaborarli, per guardarli da diverse angolazioni, per provare a gestirli contro altri paradigmi o strutture che hai nel tuo attuale schema mentale – se rinunci a stare solo con i tuoi pensieri, probabilmente stai ricavando solo una piccola parte del loro valore potenziale”

Cal Newport

Secondo Cal, se non ti stai concedendo il tempo per comprendere il passato, elaborare le informazioni che hai assorbito e trasformare tutto questo in uno stimolo creativo forse è tempo di concedersi un momento di noiosa riflessione.

Ne va della nostra formazione e della elevazione personale che si ripercuoteranno, inevitabilmente, sull’efficacia dei nostri contenuti.

Vuoi un consiglio? Quando pensi di sentirti annoiato, quello è il momento giusto per “annoiarti davvero”, in quel momento il tuo cervello, la tua mente, libera da stimoli distraenti, entrerà in modalità creativa, visionaria.

In quel momento tieni a portata di mano un vecchio caro block notes ed una penna e dai sfogo ai pensieri che ti vengono. Sono sforzarti di pensare ad ogni costo, fai fluire, quindi, con calma analizza quello che hai prodotto, saranno cose entusiasmanti, se ti sei annoiato abbastanza,

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Un ostacolo genera opportunità?

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
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Buona lettura!

Qualsiasi impresa umana contiene almeno un ostacolo. 
Più grande è l’ostacolo, più rigida è la selezione. 
Potremmo quindi definire l’ostacolo il luogo in cui si genera il successo, perché innesca il fenomeno della scarsità. In qualsiasi settore o mestiere in cui si manifesti, l’ostacolo riduce il numero delle persone che hanno iniziato l’attività, seleziona i professionisti dai dilettanti e pone chi lo supera in una condizione di vantaggio competitivo reale.
Prendiamo ad esempio un musicista. A parità di talento, diventa un professionista affermato solo chi mette impegno, tempo e studio sullo strumento. Evito di citare esempi di nomi noti dello sport, della cultura o dello spettacolo, poiché subiamo questo ostacolo ogni giorno, soprattutto in lavori in cui il talento è meno determinate. 
Nella vita professionale o imprenditoriale sono la scelta coraggiosa, l’impegno e la perseveranza che ti distinguono da chi abbandona all’inizio della salita.

La maggior parte di coloro che pensano di poter fare un mestiere o realizzare un sogno, all’inizio si trova ad aver a che fare con una fase molto divertente caratterizzata da una curva di apprendimento molto appagante. Poi arriva l’ostacolo, rappresentato dalla ripetitività, dai risultati mancati a fronte di un enorme impegno profuso. Questo è il momento in cui è facile abbandonare e il tuo cervello troverà le scuse migliori per aiutarti a farlo. 
Riuscire a superare l’ostacolo è ciò che fa la differenza tra la semplice tecnica del principiante e quella efficace del professionista.

Il successo segue sempre lo stesso copione.
Anche il fallimento.
Abbiamo successo quando facciamo qualcosa di straordinario.
Falliamo quando molliamo troppo presto.
Abbiamo successo quando siamo i migliori al mondo nella nostra attività. Falliamo quando ci lasciamo distrarre da attività che non abbiamo il coraggio di mollare.

Seth Godin – The Dip (2007)

Più stupido di mollare quando arriva la difficoltà, c’è decidere di iniziare senza aver valutato obiettivamente le proprie capacità e gli ostacoli che giungeranno immancabili. 
L’ostacolo è la tua opportunità, perché l’evoluzione si regge sul fatto che un certo numero di persone persevera mentre la maggior parte rinuncia. 

Detox digitale, essere sempre connessi non è l’unica via!

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Buona lettura!

Viviamo sempre connessi a qualcosa, sia esso lo smartphone, il computer o un tablet. Il mondo digitale è diventato una parte fondamentale della nostra routine quotidiana. Il cellulare, infatti, è il primo oggetto che usiamo al risveglio e l’ultimo che riponiamo quando è ora di dormire. Ci accorgiamo di quanto tempo trascorriamo immersi in questo universo digitale? Se ne fossimo davvero consapevoli, faremmo in modo di evitarlo, adottando soluzioni come ritiri spirituali o un vero e proprio detox digitale.

Cosa succederebbe se smettessimo di dedicare così tanto tempo ai social network? Probabilmente alcune persone inorridirebbero e diventerebbero nervose al solo pensiero; ma fino a qualche anno fa non esistevano nemmeno.

Ovviamente non c’è da essere drastici e ripudiare ogni tipo di contatto con il mondo digitale, ma dovremmo essere più responsabili rispetto all’uso che ne facciamo, dovremmo servircene con moderazione ed evitare che si “approprino” della nostra vita.

Si tratta di liberarci da questa crescente necessità di essere sempre connessi e di evitare così la dipendenza dalla tecnologia. Per riuscirci, potremmo cominciare con un detox digitale, una disconnessione dalla tecnologia per connetterci con la realtà, cioè con noi stessi e con gli altri. Ma vediamolo più nel dettaglio.

Disintossicarci a livello tecnologico può accrescere il nostro benessere.

Cos’è un detox digitale?

Un detox digitale, o disintossicazione digitale, consiste nel prendersi una pausa dal mondo digitale. Si tratta di disconnettersi dai social network, da internet e da tutte le nuove tecnologie in generale, di spezzare questo legame digitale che abbiamo creato e che occupa una parte sempre maggiore del nostro tempo. Per occuparci piuttosto di questioni più importanti, curare le relazioni interpersonali, interrogarci sul nostro stato fisico ed emotivo o portare a termine la lunga lista di cose da fare che diventa sempre più lunga.

Consigli per una disintossicazione digitale

Disintossicarsi dal mondo digitale può sembrare facile, ma in realtà non è esattamente così. Ormai siamo troppo abituati al internet come parte della nostra vita quotidiana. Per questo c’è bisogno di molta costanza e determinazione per riuscire a separarsene. I seguenti consigli vi saranno sicuramente d’aiuto. Ecco cosa bisogna fare:

  • Stabilire il momento giusto per il detox digitale. Bisogna decidere un orario per la disintossicazione. Ovviamente il momento giusto varierà da persona a persona. Potrebbe essere il fine settimana, ma anche una determinata fascia oraria ogni giorno. L’importante è iniziare, dovesse trattarsi anche di pochi minuti. In questo modo riusciremo a creare un’abitudine.
  • Procedere un passo alla volta. La fretta non è mai positiva. Nessuna disintossicazione può avvenire dal giorno alla notte. È importante costruire con pazienza e gradino dopo gradino la scala che ci porterà al nostro benessere.
  • Imparare a conoscere meglio se stessi. Conoscerci, interrogarci sui nostri interessi e i nostri sentimenti ci aiuterà a comprendere meglio la nostra necessità di essere sempre connessi. Cosa stiamo evitando? Di cosa abbiamo bisogno? Che rapporto abbiamo con la solitudine? L’importante è essere coscienti del fatto che potremmo vivere benissimo anche senza il mondo digitale.
  • Ciao Ciao notifiche! Molto spesso le notifiche si trasformano in un calvario. Una dopo l’altra ci impediscono di concentrarci e talvolta riescono persino a interrompere le conversazioni che stiamo avendo con gli altri. Avere sempre le notifiche e la suoneria attivate può crearci ansia e accrescere il nostro bisogno di restare connessi.
  • Cercare qualcos’altro da fare. Che si tratti di prendere un caffè con un amico, di leggere un buon libro o di praticare uno sport poco importa. Fare programmi e svolgere attività che ci piacciono per occupare il nostro tempo libero è sempre una buona idea.
  • Essere più empatici. Metterci nei panni degli altri è fondamentale. Se quando siamo insieme ai nostri amici o ai nostri familiari passiamo tutto il tempo con lo sguardo fisso al cellulare, al computer o al tablet gli stiamo mostrando una totale mancanza di rispetto.

D’altra parte, una buona idea potrebbe essere anche quella di evitare di portare con noi il cellulare quando andiamo a dormire. In questo modo potremmo evitare di essere “contagiati” dalle emozioni derivanti dalla nostra recente esperienza nel mondo digitale e la qualità del nostro sonno migliorerebbe di certo.

Ciononostante, alcune persone  non hanno bisogno di una semplice pausa dal mondo digitale, bensì necessitano di un vero e proprio aiuto professionale. Ciò deriva dal fatto che alle volte la dipendenza è così forte che disconnettersi diventa impossibile.

Benefici del detox digitale

Esistono numerosi benefici legati alla realizzazione di un detox digitale, di seguito un elenco dei più importanti:

  • Rilascio dello stress
  • Più tempo per se stessi
  • Migliore gestione del tempo
  • Incremento dell’empatia
  • Più tempo per socializzare con gli altri creando legami di qualità
  • Relazioni più autentiche
  • Più tempo libero
  • Tendenza a essere più tranquilli e rilassati
  • Maggiore consapevolezza di sé

La disintossicazione digitale favorisce una migliore connessione con il mondo circostante, con gli altri e con se stessi. Ci dà la possibilità di fare qualcosa di diverso e di stabilire meglio le nostre priorità, invece di perdere tempo guardando immagini o video. Un detox digitale è un’opportunità per connetterci con la realtà e potenziare al massimo il nostro tempo libero.

Disconnettersi per riconnettersi è un meraviglioso modo di renderci conto di ciò che ci perdiamo ogni giorno.

Chi trova la passione, trova un tesoro!

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.
Buona lettura!

La vita è breve e non possiamo permetterci il lusso di rifiutare i momenti che ci consentono di godercela e lasciare da parte le nostre più grandi passioni. Ovviamente, lavorare è fondamentale e richiede molto tempo, così come è chiaro che i doveri domestici e familiari e le relazioni affettive occupino buona parte della nostra vita. Tuttavia, è anche vero che, per condurre una vita piena, non dobbiamo mai permetterci di non avere tempo da dedicare a noi stessi. C’è un modo speciale di entrare in contatto con ciò che ci piace di più e che ci consente di fare uno strappo alle regole della quotidianità: dedicarci alla nostra passione.

“Le passioni sono la valvola di sfogo del quotidiano e la consolazione del tempo che passa”.
(Mary Roberts Rinehart)

Le passioni sono piccoli regni di libertà. Il tempo che dedichiamo ad esse è il nostro vero tempo libero, quello in cui facciamo ciò che ci piace davvero senza il proposito di ottenere un guadagno economico o di adempiere ad un obbligo.

I benefici di coltivare una passione

I medici, gli psicologi e tutti i professionisti nell’ambito della salute sono d’accordo nel dire che avere una passione aumenta la qualità della vita. È un fattore che equilibra e aiuta a preservare la salute fisica ed emotiva. Tra i principali benefici che si ottengono coltivando una passione, ci sono i seguenti:

  • Permette di sviluppare abilità e talenti innati, oltre a far conoscere nuove potenzialità;
  • Contribuisce a sconnetterci dalla routine e dalle altre attività che possono risultare stressanti;
  • È un eccellente antidoto contro la depressione, l’ansia e il nervosismo, dato che aiuta a raggiungere uno stato d’animo più sereno;
  • Incide sullo sviluppo della creatività e sulla capacità di autodisciplinarsi;
  • Permette di ampliare la propria vita sociale;
  • Aumenta la motivazione per affrontare i problemi della vita;
  • Rafforza l’autostima, facilita la progettazione di nuove mete e aiuta a migliorare costantemente;
  • Aiuta a sfruttare al meglio i momenti di solitudine, cioè in compagnia di se stessi;
  • Libera dalle ossessioni causate dal lavoro, dai debiti, dai problemi di coppia, ecc.

Tra tutti questi benefici, il più importante è che una passione ci aiuta a riconoscere le parti più genuine di noi stessi. È quando coltiviamo una passione che siamo veri, perché non abbiamo l’ansia del risultato e perché non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, nemmeno a noi stessi.

Qualche consiglio per godersi una passione

Sicuramente tutti avrete in mente un’attività che vi piacerebbe svolgere nel tempo libero. Tuttavia, non sempre riuscite a concretizzare questo desiderio oppure lo fate solo una volta ogni tanto. La vita moderna assorbe molte energie e vi porta a dimenticarvi facilmente di voi stessi. Per questo motivo, è bene considerare alcuni punti per rendere la passione che avete un tesoro che vi arricchisca la vita:

  • Forse vi piacerebbe cantare, ma tutti vi dicono che siete stonati. Tuttavia, dato che il vostro obiettivo non è diventare tenori come Pavarotti, perché non provate a cantare per hobby? Per quanto stonati siate, con un po’ di tecnica riuscirete a migliorare molto. L’unica cosa davvero importante è che la cosa vi piaccia e vi diverta.
  • Non coltivate solo la passione nella quale siete abili. Cercate attività attinenti ad essa e, perché no, anche altre che conoscete appena. Potreste sorprendervi delle vostre virtù nascoste, che non aspettavano altro che il momento propizio per emergere.
  • Non rimandate e non rinunciate per fattori esterni. Il momento giusto è ora. Non permettete che le vostre responsabilità, le pressioni familiari o gli impegni accumulati vi impediscano di praticare la vostra passione. Si tratta di un lasso di tempo tanto importante quanto quello dei doveri quotidiani. È un istante per voi e, proprio per questo, è sacro. La pratica di una passione si riflette sempre su un maggior impegno lavorativo, familiare, sociale, ecc.
  • Allontanatevi dal vostro solito nucleo sociale. È bene creare un punto di rottura con tutto ciò che rappresenti la vostra routine. Non ha senso che facciate partecipare il vostro partner, i vostri colleghi di lavoro o un membro della vostra famiglia alla realizzazione della vostra passione. È un momento diverso, di esplorazione, di libertà.
  • Non dipendete dai soldi. Forse state cercando dei passatempi troppo costosi, cosa che si trasforma in un pretesto per non praticarli mai. Può darsi che vi piaccia fare scalate, ma che non abbiate l’attrezzatura adeguata, oppure che uscire dalla città sia troppo caro… E così tutto rimane solo sotto forma di progetto. Se, in questo momento, non potete permettervi di praticare una di queste passioni costose, cercatene altre simili più economiche.

Il segreto della felicità nasce dalla passione per quello che facciamo.

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
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Buona lettura!

La nostra qualità di vita non dipende solo dalla felicità, ma anche da ciò che facciamo per essere felici. Se non stabiliamo degli obiettivi che diano un senso alla nostra esistenza, se non usiamo la nostra mente al massimo, allora i sentimenti positivi riempiranno solo una minuscola frazione di tutto il potenziale che abbiamo. Dopo decenni dedicati a studiare le circostanze in cui le persone raggiungono il loro massimo potenziale, le ricerche di Mihaly Csikszentmihalyi ci mostrano che le persone sono più felici quando raggiungono uno stato di concentrazione intensa, che questo famoso psicologo chiama “il flusso”. Questo stato emotivo si raggiunge quando si provano emozioni positive come la felicità, la forza o un atteggiamento positivo. Poiché la nostra concentrazione non deve dedicarsi a ruminare sulle idee o a compiangersi, la nostra energia psichica può fluire liberamente verso qualsiasi pensiero o attività ai quali vogliamo dedicarci. Al contrario, invece, le emozioni negative, come la tristezza, la paura, l’ansia o la noia, sono una fonte di uno stato emotivo nel quale non si riesce a usare in modo efficace la propria concentrazione per affrontare i compiti esterni, perché ne abbiamo bisogno per ristabilire un ordine soggettivo interno.

“La felicità dipende da noi stessi”
-Aristotele-

Il flusso svolge un ruolo fondamentale nella nostra capacità di essere felici

Per capire meglio cos’è lo stato di coscienza del flusso, bisogna iniziare ad analizzare lo stato opposto, ovvero quello in cui non c’è alcun ordine nella propria coscienza, nel quale i pensieri compaiono e scompaiono in modo capriccioso senza poterli controllare. Si tratta di uno stato emotivo molto spiacevole che, di solito, è relazionato ad altri problemi come l’insicurezza, la depressione o l’ansia e che, se si ripete frequentemente, ci può rendere molto infelici.

Lo stato di coscienza opposto è il flusso. Quando la mente fluisce, si è in grado di essere perfettamente attenti e di controllare se stessi, ci si sente spensierati e in possesso di una piacevole sensazione di fare la cosa giusta. Tutto ha senso e i problemi che ci ostacolano si presentano come piacevoli sfide che affrontiamo con entusiasmo e non come minacce al nostro benessere o alla nostra sicurezza personale.Diversi studi sembrano indicare che alcuni fattori, come il denaro, in realtà hanno un ruolo importante per quanto riguarda la nostra felicità. I soldi, per esempio, sono importanti quando se ne hanno pochi, proprio come il cibo è importante quando moriamo di fame, ma più denaro si ha, meno influisce sulla nostra felicità.In seguito al grande potere di acquisto dei paesi sviluppati, esistono altri fattori molto più importanti del denaro che determinano la nostra felicità. Infatti, trovarsi in uno stato di flusso fa sì che una persona si senta più sicura di se stessa, meno ansiosa e più felice.

“L’arte o lo sport sono forme culturali che hanno l’unico scopo di fornici lo stato di flusso”
-Mihaly Csikszentmihalyi-

La felicità potrebbe trovarsi nei nostri lunedì

Di solito, il lunedì è il giorno peggiore della settimana, quasi un tabù per molte persone, perché rappresenta il ritorno al lavoro dopo il weekend. Tuttavia questo potrebbe essere un paradosso importante: il lavoro è più utile dell’ozio per raggiungere ciò che si chiama “stato di flusso”, che potrebbe anche essere tradotto come felicità.

La chiave sta nel fatto che, per molte persone, l’ozio è un tempo morto, mentre il lavoro rappresenta tutto il contrario. Avere obiettivi chiari, sapere come gestirli e ricevere un feedback a proposito è fondamentale per raggiungere il flusso. In pratica, quando parliamo di stato di flusso, ci riferiamo a questo: la capacità di concentrare tutta la nostra energia psichica e le nostre attenzioni sui piani e sugli obiettivi che abbiamo scelto noi, e sapere che vale la pena inseguirli perché abbiamo scelto questo tipo di vita e siamo in grado di goderci ogni momento di ciò che facciamo.

“Portare a termine dei piani o raggiungere degli obiettivi che abbiamo scelto noi è fondamentale per entrare nello stato di flusso”
-Mihaly Csikszentmihalyi-

Qualunque cosa fai, mettici passione!

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
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Buona lettura!

Se amate, amate con passione; se state lavorando su qualcosa che vi interessa, se dipingete, se ballate, se scrivete, fatelo con passione; se praticate uno sport impiegateci tutta la passione che avete. Non dimenticate mai che la passione è l’energia della vita, qualunque cosa facciate in modo appassionato vi farà sentire completi e felici. Durante la nostra vita tendiamo a realizzare molte cose solo perché abbiamo preso un impegno o per paura delle opinioni altrui; queste attività, però, non ci motivano o semplicemente non ci piacciono. Cosa succede, però, quando facciamo qualcosa che ci appassiona davvero? Dedicarci a qualcosa che amiamo, che ci entusiasma, che ci emoziona, ci farà sorridere e ci riempirà di energia. Perché allora non andiamo alla ricerca di ciò che ci appassiona davvero?

“Niente di grande è stato fatto al mondo senza passione”
-Friedrich Hegel-

Cercate un lavoro che vi appassioni

Una delle domande fondamentali relative al lavoro è: questo è il lavoro che ho sempre desiderato? Se la domenica pomeriggio siete in ansia perché il lunedì dovete tornare a lavorare, probabilmente non siete nel posto che fa per voi. Il lavoro occupa una grande quantità del nostro tempo, per questo è importante sentirsi a proprio agio con ciò che si fa, sapere che il proprio contributo è fondamentale per la nostra azienda e per noi stessi. È molto comune ascoltare lamentele da parte di colleghi, amici o familiari, relative al proprio lavoro, e spesso noi stessi ce ne lamentiamo. Tuttavia, sono pochi coloro che hanno il coraggio di cambiare rotta.

Mantenere un lavoro anche quando si ha la possibilità di cambiarlo è solo un altro modo per essere infedeli nei confronti di se stessi, della propria felicità; bisognerebbe abbandonare quelle paure che nella maggior parte dei casi si rivelano infondate. Si tratta di vivere la vita al meglio e diventare la migliore versione di se stessi.

“Con la vita bisogna fare l’amore, senza drammi, con follia e passione.”
-Federico Moura-

Un fattore essenziale quando si vuole trovare il lavoro ideale è la capacità di gestire le proprie paure. I nostri sogni sono dalla parte opposta di dove siamo adesso – è arrivato il momento di superare la paura ed andare avanti. Pensate a ciò che vi impaurisce, esternatelo, accettatelo e visualizzate lo scenario peggiore che potrebbe accadere. In questo modo, otterrete una prospettiva molto più realistica.

Cercate persone piene di passione

Quando desideriamo cambiare qualcosa sul lavoro o in altri aspetti della nostra vita che non ci rendono felici, la prima cosa che possiamo fare è cercare di circondarci di persone appassionate, che ci trasmettano il loro entusiasmo, che ci appoggino nel nostro progetto di cambiamento.

È normale che le persone che abbiamo accanto non comprendano il nostro desiderio di cambiare qualcosa della nostra vita, soprattutto se si tratta di un lavoro che ci assicura uno stipendio a fine mese. Tuttavia, si tratta della nostra vita, e chi ci ama e ci stima davvero rispetterà il nostro cambiamento, anche se non lo capirà. Forse lo potrà addirittura approvare, quando lasciato alle proprie spalle lo scetticismo, comincerà a vedere i risultati.

Cercate quello che vi rende felici

Cos’è che vi entusiasma davvero, cos’è che vi fa vibrare? Ebbene, quello è il cammino che dovrete seguire. Tutti hanno qualcosa che fa battere il cuore più forte, che dipinge un sorriso sul loro volto. Quando ciò succede, vuol dire che ci stiamo dedicando a quello che ci appassiona. Esplorate tutto quello che vi piace, partecipate a corsi, parlate con persone che se ne occupano, leggete, studiate, informatevi a poco a poco e vedrete come il vostro sogno si delineerà di fronte a voi.

Imparate a trasmettere la passione

Quando facciamo ciò che ci appassiona, senza rendercene conto, trasmettiamo la nostra passione ad altri: sprizziamo entusiasmo da tutti i pori della nostra pelle. Il nostro entusiasmo raggiungerà qualsiasi luogo in cui ci troviamo e qualsiasi gruppo di persone con cui intratterremo relazioni.

Prima o poi nella vita incontrerete un’altra persona desiderosa di realizzare un cambiamento nella sua vita senza averne il coraggio e questa sarà l’occasione perfetta per voi per trasmetterle il vostro entusiasmo, così da farle perdere la paura del futuro e in modo che prosegua il cammino verso i suoi sogni.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore

Opportunità fa rima con volontà.

Ciao, permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di EconomiaCollaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
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Buona lettura!

Mai sentito parlare di un certo Horacio Pagani? noto costruttore di supercar.
Una persona straordinaria che, da operaio metalmeccanico, ha creato una casa automobilistica che produce automobili da milioni di euro.

Sostiene che oggi ci sono più opportunità di quando ha iniziato lui, che adesso chiunque può studiare e dedicarsi a qualsiasi cosa diventi lo scopo della sua vita, avendo le informazioni e gli strumenti a portata di mano.

Horacio in Argentina, dove è nato negli anni ’50, non trovava libri e informazioni su ciò che lo appassionava: costruire automobili.

Oggi, al contrario, abbiamo un mondo di possibilità, sostenute da brevi e superflue gratificazioni, nel quale molti smarriscono la strada, perché avere troppo significa scegliere, aumentando i costi e riducendo le opportunità.

Rispetto al passato ora puoi scegliere di uscire a cena, in quale tipo di ristorante andare e quale piatto del menu vuoi mangiare. Un mondo fatto di piccole scelte che comportano sempre rinunce. Se decidi di mangiare qualcosa escludi tutto il resto. Non puoi scegliere e mangiare tutto, ma solo ciò che ti consente la tua capacità di digestione.

La stessa cosa accade con il lavoro. Ti vengono presentate così tante possibilità, che scegliere un percorso ti impone di escludere tutto il resto. In questo caso a dettare legge non è lo stomaco, ma il tempo e le energie che hai a disposizione.

Tutto quello che ti circonda è un mondo di opportunità che comportano sempre un costo. Ma soprattutto la volontà di coglierle, questo è il vero costo, non quello di denaro, quello emotivo.

Il prezzo dell’opportunità è l’elemento cardine su cui basare la decisione. Perché le risorse finanziarie, le energie fisiche e il tempo sono ciò che spendi per ottenere l’avvicinamento al tuo obiettivo ma la volontà è il vero conto in banca che deve essere pieno!

Puoi sprecare risorse se non hai un solido obiettivo prefissato o se sbagli le mosse. Un enorme puzzle che si compone di scelte corrette e di pezzi che non si incastrano con gli altri.

Oggi hai più risorse, più possibilità, più strumenti, ma lo stesso tempo che avevano i tuoi avi. In passato, disponendo dello stesso tempo che hai tu ora, dovevano procurarsi le risorse per raggiungere il proprio scopo.

Oggi hai molte più risorse, ma richiedono tempo per analizzarle e la capacità di isolarle dal rumore delle distrazioni inutili.

L’opportunità è il costo del nostro tempo.

Il vero problema è soprattutto che oggi c’è a disposizione tutto, velocemente, e non hai il tempo di poter analizzare ed individuare il miglior possibile risultato per te.

Affidati a chi ha fatto della strategia e dell’analisi il suo punto cardine per combattere al fianco di imprenditori e professionisti.

Vai a vedere chi sono e, se hai il conto in banca, pieno…di volontà, ci incontreremo certamente.