Questo è il marketing, il resto è fuffa!

E’ ora di smetterla di usare i consumatori per risolvere il problema della propria azienda e di cominciare ad usare il marketing per risolvere i problemi della gente.

E’ ora di smetterla di raccontare delle frottole, inondare di spam le caselle di posta dei clienti e sentirsi in colpa per il proprio lavoro.

E’ ora di smetterla di confondere le metriche dei social media con le autentiche relazioni.

E’ ora di smetterla di spendere soldi per rubare un minuto di attenzione al cliente.

Fare marketing vuol dire migliorare il mondo. Il vero marketing affonda le sue radici nella generosità, nell’empatia e nella partecipazione emotiva.

Fare del buon marketing significa identificare la più piccola nicchia di mercato capace di sostenere il proprio business. Costruire fiducia e consenso.

Fare marketing è un processo di miglioramento ed il primo passo per migliorare è fare cose migliori.

Un conto è fare pubblicità, altro conto è fare marketing.

Ho voluto scrivere qualche frase tratta dal libro di Seth Godin: Questo è il marketing perchè è giusto fare chiarezza su questa parola e sull’uso di questa strategia all’interno di un’impresa.

Nel video puoi vedere la recensione di questo interessante libro che ti consiglio di leggere.

Lascia un commento o contattami per approfondire.

Mission e Vision…niente paura!

Quando si decide di costituire un’azienda è sempre indispensabile determinare la mission e la vision aziendale.

Molto, troppo spesso, gli imprenditori pensano di avere ben chiari questi due pilastri della strategia aziendale ma solamente all’interno della loro testa, errore gravissimo.

Ancora più spesso invece, altri, non si pongono proprio il problema, ritengono che la loro idea di business, il loro modello, il loro prodotto o servizio sarà di forte impatto e successo che non serve altro, quindi costituiscono l’azienda, aprono la partita Iva e…si parte!

Nulla di più errato, non avere una chiara strategia, non avere ben chiari mission e vision generano una falsa partenza e costringono successivamente a correre ai ripari.

Per non parlare di quelle imprese che decidono in maniera tardiva di creare queste due cose. E’ vero che meglio tardi che mai ma quello che mi chiedo è…fino ad ora come hanno fatto?

Cosa sono MISSION e VISION…te lo spiego in un breve video nel quale ti invito a trascorrere con me una giornata di mentoring imprenditoriale ed al termine avrai una più chiara situazione.

Se hai qualsiasi informazione da chiedermi non esitare a lasciare un commento o scrivimi all’indirizzo: af.perte@antoniofinocchi.it

Ti raccomando di leggere attentamente anche i commenti al video!

Buona visione, ecco il link al video.

Caro imprenditore, sei destinato a soccombere…o no?

Mi occupo di mentoring imprenditoriale ormai da molti anni ed ho lavorato e lavoro con imprenditori di ogni tipo.

Ho lavorato con chi era agli inizi e doveva imparare tutto, ma anche con imprenditori che fatturano qualche milione di euro.

Ho potuto verificare che quasi tutti sono accomunati da un problema.
Ma come è possibile che ci sia lo stesso problema indipendentemente dal livello di crescita, dalle dimensioni dell’azienda, dal settore, dal Paese, ecc.?

La risposta è abbastanza semplice.

Il problema NON È dell’azienda. Il problema è dell’imprenditore.

E ad aggravare la situazione c’è il fatto che questo problema è una conseguenza diretta di una qualità che tutti ammiriamo molto e che porta tante aziende al successo.

Il problema è che gli imprenditori si credono UTILI, se non INDISPENSABILI!

Personalmente ammiro queste persone, sono coloro sempre capaci di risolvere ogni situazione. È solo grazie a loro che l’azienda si regge in piedi e riescono anche a fare delle cose eccezionali che nessun altro riuscirebbe a fare.

Quando parlo con loro ci sono degli aspetti di totale ammirazione per la forza, il carattere, l’abilità che molti hanno di cadere sempre in piedi e di superare le avversità.

Ma a volte sono un po’ ingenui!

Perché non si rendono conto che la loro indispensabilità, le loro abilità, la loro dedizione al lavoro significa anche che NESSUN’ALTRO sarà in grado di emularli e fare quello che fanno loro.

Infatti, questi imprenditori sono bloccati nella loro azienda e si ripetono addosso frasi del tipo:

  • Se non ci fossi io tutto crollerebbe
  • Come faccio bene le cose io non le fa nessuno
  • Ci metto 5 minuti a farlo io e un’ora a spiegare come si fa ad un altro
  • Se non controllo questi qua chissà che disastri combinano

Ma questo non è tutto.

Infatti alcuni sono talmente sopraffati dal lavoro, tanto da provare anche un piacere morboso nel passare quattordici ore al giorno a lavorare.

Se ti ritrovi a pensare di essere anche tu in questa categoria vuol dire che stai letteralmente ostacolando la crescita della tua azienda, che non potrà mai crescere fin quando non fai qualcosa di apparentemente semplice ma che emotivamente è molto difficile per tanti: diventare INUTILE!

Perché il tanto glorificato lavoro che nobilita l’uomo e che fa parte della mitologia dell’imprenditore “che arriva prima di tutti ed esce dopo di tutti” è forse il più grande limite che possiamo mettere alla crescita della nostra azienda, se quel tempo non viene sfruttato nel migliore dei modi.

Ogni imprenditore può avere un enorme successo.

Ma sei TU ad averlo, non l’azienda.

L’unico modo per essere sicuro che l’azienda funzioni (e non che sia solo l’imprenditore a funzionare) è infatti quello di ridurre fino ad eliminare l’apporto lavorativo dell’imprenditore che deve invece essere indispensabile per pensare all’innovazione, alla ricerca, alle idee imprenditoriali.

E quindi diventa indispensabile DELEGARE tutto (o quasi) ciò che l’imprenditore compie come attività quotidiane, tenendo per sé solo le parti che hanno un enorme valore aggiunto e che costituiscono il nucleo del lavoro imprenditoriale, che è quello di “creare” e plasmare l’azienda.

Per fare questo è necessario mettere a punto un ecosistema aziendale di successo che è proprio quello che faccio quando lavoro con un’azienda e con l’imprenditore.

In poche parole: faccio in modo che l’imprenditore si limiti a fare l’imprenditore, mentre il resto della struttura funzioni portando i collaboratori ad un nuovo livello di competenza e consapevolezza.

Faccio in modo di applicare dei metodi che possano generare un ecosistema attraverso i cinque fattori (te ne parlerò nel prossimo articolo).

So bene che per molti imprenditori si tratta di una vera e propria eresia.

Per questo so anche che quello che sto scrivendo non incontrerà l’approvazione di tutti. Il succo è che se vuoi continuare ad essere un INSISPENSABILE, ma in modo meno ingenuo, devi renderti conto che non puoi ricoprire il ruolo dell’imprenditore e quasi tutti gli altri presenti in un’azienda.

L’idea che mi piacerebbe trasferire è proprio questa: tu sei l’imprenditore e devi fare esclusivamente l’imprenditore!

Proprio per questo mi piacerebbe che tu prendessi queste mie riflessioni come uno spunto sul tuo lavoro e su come puoi farlo nel modo migliore.

Se vuoi fare un passo in avanti concreto, iniziare una elevazione imprenditoriale che ti porti davvero alla crescita, personale, professionale ed aziendale devi applicare la strategia dell’ecosistema aziendale di successo.

Se un po’ ti ho incuriosito e vuoi approfittare della mia esperienza e competenza possiamo fare una prima consulenza gratuita nella quale, dopo aver compilato un piccolo questionario, avrai un check up della tua situazione aziendale e personale come imprenditore e potrai conoscere quali sono i fattori sui quali dovrai lavorare per migliorare.

Ci sono due frasi che dico e perseguo da sempre:

“Non fare cose diverse, fai le cose diversamente”

“Fra il dire e il fare, c’è di mezzo…il fare!” che anche il titolo del mio libro che puoi trovare su Amazon.

Adesso tocca a te, solo tu sei il fautore del tuo destino.

Spero di incontrarci al più presto! Se vuoi maggiori informazioni vai a questo link: https://antoniofinocchi.it/lp/

Per generare una combinazione vincente.

Un’azienda può andare avanti senza il reparto commerciale?

Il lavoro del venditore in carne ed ossa è una professione che ai giorni nostri incontra sempre più spesso la resistenza del cliente finale. Tutto ciò è figlio dei cambiamenti ai quali tutti, inesorabilmente, siamo sottoposti. Imprenditori, venditori e acquirenti.

La diffidenza delle persone è schizzata alle stelle per diversi motivi. Internet, in primis, ha aperto le porte a un modo completamente diverso di vendere e senza la necessità di interfacciarsi per forza con qualcuno per concludere l’acquisto.

In secondo luogo, le truffe messe in atto da venditori porta a porta e call center hanno dato il colpo di grazia all’ultimo barlume di fiducia delle persone.

Come puoi notare, la tendenza sembrerebbe quella di far svanire nel nulla la professione del venditore. In realtà, non è così. La figura del commerciale deve cambiare aspetto, svolgendo un’attività consulenziale più che di vendita alla vecchia maniera.

Anche se hai strutturato una serie di strategie di marketing, queste, da sole, non bastano o meglio, non sono sufficienti.

Un’azienda che si basa sul marketing è sicuramente avvantaggiata, ma la comunicazione, il posizionamento e le tecniche di copy NON sono la fase più importante per chiudere le vendite.

Questi devono essere elementi di supporto al venditore e infatti è necessario modificare la strategia delle aziende e del reparto commerciale.

Nelle aziende non devono esistere i classici venditori, non più.

Devono nascere delle persone che hanno gli skills necessari a creare la giusta combinazione sulle persone che ad un certo punto vogliono acquistare.

Se hai persone in fila che vogliono acquistare il tuo prodotto, tu non devi vendere… sono loro che acquistano ed è per questo che i venditori non servono!

Questo vuol dire “combinazione” un insieme di attività prestabilite e monitorate che generano dei risultati.

In ogni azienda, anche la tua, è indispensabile fare una valutazione delle massime potenzialità di cui disponi e migliorarle, non cambiarle o eliminarle.

Seguire un percorso imprenditoriale che parte da un obiettivo consentirà anche a te di comprendere e diventare consapevole che quello che hai costruito fino ad ora è importante e può essere rimesso in gioco facendo solo dei piccoli “aggiustamenti” e creando la “combinazione” più adatta a reperire più clienti, mantenerli il più a lungo possibile e creare referenze sui nuovi.

Una combinazione vincente!

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
sito e quello della mia azienda.
Continua a seguirmi!

Imprenditoria fa rima con…cultura.

Non sono il coraggio, anche se è utile, o le buone idee a fare la differenza in ambito imprenditoriale. C’è un fattore determinante, capace da solo di farti prevedere gli ostacoli, avere una visione più ampia e consigliarti nel migliore dei modi. Si chiama “cultura”.

Rimanendo nel mio settore (marketing strategico e consulenza imprenditoriale), con la cultura puoi comprendere i bisogni delle persone, costruire le soluzioni adatte a loro e iniziare a farti conoscere da chi ha bisogno della tua soluzione. Si tratta di comprendere che la fiducia degli altri passa attraverso la conoscenza, il desiderio e l’opportunità. La loro opportunità. 

Tu puoi anticipare tutti questi ostacoli con la cultura. Sarà questa a fornirti gli strumenti per comprendere quali siano i punti di forza delle tecnologie in relazione alle aspettative di chi le utilizza. 

Il marketing è semplice: ci sono le persone e i luoghi in cui si ritrovano. A te il compito di conoscere bene il luogo, le sue regole e come metterti in evidenza al meglio. Ma soprattutto dovrai conoscere le persone, cosa le gratifica, cosa cercano e di cosa hanno timore. Questi due elementi si gestiscono meglio se hai sviluppato una conoscenza approfondita. Si chiama cultura.  
Il marketing è semplicemente cultura .

Come puoi accrescere la tua cultura? Innanzi tutto facendo, mettendoti in gioco.

Si vabbè, lo sanno tutti che un imprenditore o professionista si mette in gioco ogni giorno, ma il senso che voglio dare a questa espressione è quello che TU ti devi mettere in gioco con TE STESSO!

Cosa vuol dire, che ognuno di noi ha necessità di progredire e progredire non vuol dire semplicemente conoscere tutto della tua azienda, del tuo mercato, dei tuoi clienti (che già comunque sarebbe una cosa molto importante ma che solo il 64% degli imprenditori e professionisti conoscono davvero) progredire vuol dire rafforzare te stesso e la tua cultura.

Probabilmente leggi, segui dei corsi di formazione, ti confronti ma stai incrementando, in questo modo, la tua cultura in modo ovvio.

Ti invito invece a creare cultura andando a scovare, per esempio, testi un pò più datati ma sempre a comunque attuali, che ti daranno una cultura enorme, differente in quanto gli altri fanno esattamente quello che hai fatto tu fino ad ora, informandosi, e nemmeno sempre, su tutto quanto ruota intorno alla propria attività.

Leggi di retorica, leggi Confucio, leggi Erasmo da Rotterdam oppure qualcosa su Adriano Olivetti, Catone, Epicuro. Si, forse ti ho spaventato, forse riterrai che quello che ti sto consigliando potrebbe sembrare desueto, eppure la cultura è questa.

Il futuro è un passato che deve essere rivalutato.

Sono a disposizione, con il mio staff, per offrirti la possibilità di avere un elenco di libri che possono darti l’opportunità di avere una cultura differente e quindi migliore.

Nel marketing è indispensabile trovare il motivo differenziante rispetto alla concorrenza, il perchè dovrei acquistare da te in un mercato dove è possibile trovare tutto. Se non vuoi ritrovarti a combattere la guerra dei prezzi devi generare un motivo, per i tuoi potenziali clienti, perchè dovrebbero stare a sentire te.

Oltre alla lettura, un altro importante strumento di elevazione è il mentoring, cosa significa, trasferimento professionale di esperienze. Oggi esistono troppi formatori (che ti devono “formare” cioè dare forma, oppure “coach” che in effetti ti sono di poco aiuto in quanto il coaching prevede che sia tu, da solo, a trovare la soluzione) che divulgano corsi continuamente su argomenti che tu, in quanto imprenditore e professionista, dovresti conoscere.

Inizia un percorso di mentoring imprenditoriale nel quale puoi acquisire la cultura di chi, prima di te, ha avuto le esperienze, ha gioito delle vittorie e pianto sulle sconfitte, ed è in grado di trasferirtele in maniera professionale. Segui chi ha fatto o che ti può dimostrare di affiancarti, di combattere al tuo fianco.

Inviami una mail a questo indirizzo per farmi tutte le domande che ritieni sulla tua attività, la tua formazione, le tue relazioni.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
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Soft skills, cosa sono e perchè ti servono.

Tutti ne parlano, pochi sanno davvero di cosa si tratta e ancora meno le praticano.

Parliamo delle soft skill, vale a dire le competenze di carattere relazionale.

Abilità quali la capacità di ascoltare e di dare feedback agli interlocutori, l’adattabilità ai contesti e alle situazioni o, ancora, la disponibilità all’apprendimento.

Le soft skill fanno la differenza tra una persona e l’altra e tra un’impresa e l’altra si tratta di competenze emotive che in parte sono innate ma in buona misura possono essere apprese e migliorate.

A parole le imprese affermano di investire molto in questo ambito. Per rendersene conto basta leggere le dichiarazioni dei responsabili HR delle multinazionali come delle Pmi o scorrere il programma di un convegno dedicato alle risorse umane. In concreto, però, le cose sono spesso differenti. In alcune società la valorizzazione delle soft skills è molto teorica e prevalgono altre logiche. In altre realtà, invece, sono davvero un elemento di orientamento e di analisi. Accade, così, che i manager siano valutati – e pagati – non solo sulla base dei risultati economici, ma anche in base alle competenze relazionali dimostrate. Mi riferisco, per esempio, alla gestione del team, alla percezione dei colleghi o dei responsabili diretti.

Ovviamente l’analisi delle soft skills dovrebbe essere centrale anche nella fase di selezione. Ci sono situazioni molto eterogenee. C’è chi non le calcola affatto, chi si basa sul proprio giudizio personale, più o meno supportato dall’esperienza, e chi utilizza dei test strutturati, degli strumenti di misurazione oggettivi.

Last but not least: la formazione scolastica. Allo stato attuale le soft skills non sono contemplate tra le materie di studio delle scuole superiori e di rado rientrano nei programmi universitari. Qualcosa si trova a livello master, dove compaiono corsi volti a migliorare la capacità di negoziazione o il public speaking. Un po’ poco per expertise che le aziende dichiarano essere così importanti.

Ogni imprenditore dovrebbe formarsi in questo ambito soprattutto prima di richiedere ai propri collaboratori conoscenze di questo tipo.

Come anticipato, le soft skills sono le competenze che insistono non sul livello della preparazione o della capacità tecnica delle persone, ma su dimensioni più estese che riguardano in sostanza le relazioni e i tratti della personalità, le modalità di porsi con gli altri e quelle “procedurali” di svolgimento del lavoro. Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, dunque il “cosa”, le soft skills sono invece competenze che riguardano il “come”, ossia la modalità con cui si conduce la propria occupazione.

Le soft skills sono competenze molto importanti, e vengono sempre più richieste dalle aziende, perché, oltre ad avere un concreto e decisivo impatto sulla produttività e la qualità del lavoro svolto, servono anche a tenere in salute la dimensione espressiva di qualsiasi staff. Detto in termini calcistici, le soft skills contribuiscono anche a “fare spogliatoio” e favoriscono allo stesso tempo l’autonomia dei singoli elementi all’interno della squadra.

Quali sono le soft skills?
Dunque: quali sono le soft skills? Per la verità non esiste un elenco comunemente condiviso di soft skills. Ne esistono tuttavia diverse, alcune più e altre meno importanti. Ne ho individuate, tra quelle che sembrano essere maggiormente richieste dalle aziende, 13. Tali 13 competenze trasversali, che presento a seguire, possono essere fatte rientrare sotto 3 diversi ambiti o dimensioni.

Competenze trasversali – Ambito dell’oggetto e delle procedure di lavoro

  • Capacità di analisi e attenzione al dettaglio: riguarda la capacità di scomporre nel dettaglio un problema o una situazione negli elementi che lo/la compongono.
  • Capacità di organizzazione: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse a disposizione (su tutte il tempo) per il raggiungimento di un obiettivo. In altri termini, è la capacità di pianificare una strategia adeguata (efficace ed efficiente) per raggiungere un determinato scopo.
  • Capacità di problem solving: spesso durante una qualsiasi attività lavorativa emergono problemi inaspettati. La capacità di far fronte all’emergenza con strategie volta per volta diverse e adattate al momento riguarda il problem solving (letteralmente la soluzione dei problemi).
  • Creatività: riguarda la capacità di innovare. Come si dice in inglese: “to think out of the box”. La creatività riguarda pertanto una disposizione per la quale si è in grado di vedere il mondo da diverse prospettive, cercando costantemente di migliorare le procedure con le quali ci si rapporta a esso. A differenza del problem solving, che interviene a seguito di un problema, questa competenza non emerge dopo un evento critico. Essa serve invece per migliorare costantemente oggetti e procedure sui piani più svariati, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.
  • Orientamento all’obiettivo e/o a risultato: si tratta di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi. Per chi possiede questa competenza, l’importante è occupare il proprio tempo lavorativo non (solo) per portare a casa uno stipendio, ma per contribuire alla crescita dell’azienda (e di sé stessi), immedesimandosi negli obiettivi e traendone le motivazioni.

Competenze trasversali – Ambito delle relazioni interne allo staff ed esterne

  • Capacità di leadership: riguarda la capacità di porsi come leader nel proprio contesto, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri componenti dello staff a perseguire gli obiettivi in un clima di comunione di intenti. Esistono 2 tipi di leadership: strumentale ed espressiva. La prima riguarda la guida verso il concreto raggiungimento del risultato; la seconda la tenuta (anche emotiva) del gruppo e dei suoi componenti.
  • Capacità di negoziazione: saper negoziare, tenendo in considerazione le nostre istanze e quelle delle varie controparti, è una skill fondamentale per le aziende. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri dello staff.
  • Capacità relazionali ed espressive: sapersi collocare nel contesto nel quale si opera, avendo il controllo dei propri sentimenti e adeguandosi alla situazione specifica, è un’altra competenza che ci mette positivamente in relazione con gli altri, che siamo leader o meno. Saper comunicare con le altre persone è in tal senso un elemento fondamentale.
  • Predisposizione al lavoro di squadra: in un’azienda (e non solo) gli obiettivi non sono mai del singolo individuo, ma dell’intero staff. Perciò è bene che si lavori di comune accordo, rispettando ognuno il proprio ruolo e chiedendo/dando aiuto al bisogno.
  • Capacità di lavorare in autonomia: in altri casi, tuttavia, è cruciale saper lavorare (quando necessario) senza necessariamente dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata nelle aziende, poiché economizza sul tempo di tutto lo staff.
  • Orientamento al cliente: come recita un comune adagio, “il cliente ha sempre ragione”. Ecco perché è importante l’orientamento al cliente, ossia la capacità di soddisfare (o quanto meno provarci) le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre.

Competenze trasversali – Ambito del sé

  • Flessibilità e adattabilità: una personalità flessibile e adattabile è una personalità che riesce a misurarsi nelle varie situazioni (tempi, spazi, procedure etc.) senza subirne danno. Ma attenzione: la flessibilità non deve in nessun caso trasformarsi in  sottomissione.
  • Tolleranza allo stress: ultima, ma non in ordine di importanza, la tolleranza allo stress. Saper lavorare in situazioni di fatica e difficoltà emotiva, riuscendo a rispettare i termini definiti nelle pianificazioni aziendali, è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate dalle aziende in un collaboratore.

In ultima analisi, una adeguata preparazione imprenditoriale non può prescindere da una adeguata conoscenza delle soft skills.

Se vuoi avere maggiori informazioni su come puoi formare te ed il tuo staff non hai che da chiedere.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
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Parola d’ordine: impegno, coccole e passione.

Una convinzione tipica che accompagna chiunque utilizza i canali on line oppure off line in cerca di clienti è la necessità di muoversi in ottica promozionale, pubblicando sconti, offerte imperdibili o bombardando di messaggi pubblicitari chiunque ci venga a tiro.

Questa è una pratica che, ora ed in futuro, funzionerà sempre meno.

Sempre meno siamo disposti nei confronti delle interruzioni pubblicitarie. Come afferma Jeffrey Gitomer“la gente ama acquistare ma odia farsi vendere qualcosa”.

Quando i prodotti sono facilmente reperibili e non rappresentano più un costo rilevante, per le persone assumono una valenza diversa. Diventano un mezzo attraverso cui si ottiene un’esperienza o una partecipazione, qualcosa che metta al centro di un’attività unica, che soddisfi la voglia di relazione e di emozione.

Su Amazon, nei commenti che i clienti lasciano dei prodotti, si legge spesso della soddisfazione di ricevere il pacco il giorno successivo all’ordine o della facilità con cui la piattaforma ha rimborsato il denaro speso per un prodotto che non li ha soddisfatti.

È il cliente il fulcro del successo della piattaforma, non il prodotto. In effetti, se ci pensi, è un po’ come bere un bicchiere di succo di frutta al bar che paghi quanto un’intera bottiglia acquistata al supermercato. Nell’acquisto non valuti l’aspetto economico svantaggioso, ma quello “esperienziale” di stare con gli amici in un ambiente confortevole. Se badassi esclusivamente al costo, berresti la tua bevanda, nel parcheggio del supermercato.

Quello che molti non hanno compreso, in ambito digitale o no, è che questo non è più il mondo in cui battersi sul prezzo, ma sull’impegno. Quell’impegno che serve a coccolare il cliente e a farselo amico tramite la passione, l’accoglienza e le emozioni che riesci a trasmettergli.

L’impegno principale riguarda soprattutto il fatto che hai la necessità di giungere al cliente, per fargli percepire le tue coccole, la tua passione.

E come ci arrivi al tuo potenziale cliente? Attraverso il tuo posizionamento personale.

Il posizionamento personale è una parte fondamentale della comunicazione, per generare un posizionamento personale ci sono quattro chiavi fondamentali. Qualsiasi imprenditore o professionista impegnato a raccontare le proprie competenze deve averle sempre ben chiare nell’atto di creare contenuti o rispondere a messaggi e commenti, ecc.

Devi creare un percorso nel quale tutti coloro che ti sono vicini, che in qualche modo ti hanno concesso la loro attenzione, ricevano valore.

Le persone distratte che ti osservano o imparano qualcosa da te devono, comunicazione dopo comunicazione, fissare nella loro mente chi sei, qual è il tuo stile, cosa ti differenzia dagli altri, il tuo carattere e cosa ti spinge a farlo. Se non l’hai già capito, scoprirai che la maggioranza delle persone, quando va bene, di te comprende una cosa sola alla volta. Solo chi ti segue davvero è in grado di sviluppare una visione più articolata di te e del tuo messaggio.

Va detto che, a monte di questi quattro elementi, deve essere altrettanto chiaro l’obiettivo che vuoi ottenere a 3/5 anni, perché, senza un obiettivo a media scadenza, qualsiasi comunicazione è quasi inutile.

Le quattro chiavi di posizionamento personale da inserire nelle tue comunicazioni

  1. Lo stile
    Lo stile è una caratteristica che nasce dall’unione del modo di presentarsi con il modo di comportarsi. Si può avere un’immagine impeccabile e modi sgarbati o grossolani, oppure l’esatto contrario. Non esiste mai un modo sbagliato di mostrare il proprio stile, perché esso va commisurato al pubblico presso cui vuoi accreditarti. Il tuo stile verrà apprezzato da chi ti assomiglia.
  2. La caratteristica
    Questo fattore determina la distanza sostanziale tra te e il resto dell’offerta. A chi ti senti affine e a quali gruppi senti di appartenere, quali valori etici e morali esprimi, di cosa ti circondi, le tue passioni e tutti gli elementi distintivi che pensi sia utile evidenziare. 
    Tutti questi elementi, possono anche non essere strettamente legati all’obiettivo che ti sei posto, ma in questo caso vanno dosati con attenzione in modo da non compromettere il posizionamento professionale. L’obiettivo è solo uno, il resto è fatto di accessori che vanno inseriti, in modo opportuno e misurato, per arricchire la comunicazione in chi ti conosce già. Se sei un architetto, ma comunichi più spesso e con maggiore insistenza che fuori dal lavoro la tua passione è giocare a golf, rischi di essere scambiato per un giocatore professionista.
  3. Il messaggio
    Le cose in cui credi fermamente. Qui devi parlare del tuo lavoro e di cosa ritieni opportuno fare per essere un ottimo professionista. Ad esempio, nel mio caso, ribadisco spesso che non esistono trucchi o tattiche per ottenere un successo comunicativo immediato, ma solo un percorso che va affrontato investendo nel tempo, nei contenuti e nelle relazioni. Altri potrebbero dire l’esatto contrario.
  4. La differenza
    Alcuni chiamano questo punto il “nemico giurato”, ciò che vuoi combattere e da cui vuoi prendere le distanze. Se sei un politico è fondamentale individuarlo per ottenere una comunicazione efficace basata sulle differenze. Se invece sei un idraulico puoi far leva su una comunicazione più morbida con cui evidenziare la distanza tra te e il resto dell’offerta, che usa materiali scadenti, non offre garanzie o non rispetta le scadenze. 
    È opportuno che comunichi queste caratteristiche e i tuoi valori senza eccedere e senza cadere in una patetica presa di posizione contro la concorrenza. Anziché puntare sul fatto che tutti gli altri sono inaffidabili, con il rischio concreto di apparire succube della concorrenza, è sufficiente che tu metta in evidenza quello che sei.

Questi punti fermi non servono a creare contenuti, ma ad arricchirli, perché il rischio è comunicare la normalità o la paura. Sono quattro elementi da tenere come traccia nelle tue comunicazioni che vertono sull’aiutare gli altri a diventare chi sei tu o a spiegare quanto sai fare bene il tuo mestiere a possibili clienti.

Essere normali non è un punto di distinzione.

Crea la tua differenza, il tuo messaggio.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
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Continua a seguirmi!

Apparire è una cosa, esserci ne è un’altra.

Riporto di seguito quanto ha scritto il grande Umberto Eco:

“Il primo eroe dell’apparire è stato l’imbecille che andava a mettersi dietro agli intervistati e agitava la manina. Ciò gli consentiva di essere riconosciuto la sera dopo al bar (“Lo sai che ti ho visto in tv?”), ma certamente queste apparizioni duravano lo spazio di un mattino. Quindi gradatamente si è accettata l’idea che per apparire in modo costante ed evidente occorresse fare cose che un giorno avrebbero fruttato la cattiva reputazione. Non che non si aspiri anche alla buona reputazione, ma è faticoso conquistarla, dovresti aver compiuto un atto eroico, aver vinto se non il Nobel almeno lo Strega, aver passato la vita a curare i lebbrosi, e non sono cose alla portata di ogni mezza calzetta. Più facile diventare soggetto di interesse, meglio se morboso, se si è andati a letto per denaro con una persona famosa, o se si è stati accusati di peculato” – Umberto Eco

La fama, il successo e il potere sono cose a cui puoi accedere con le capacità e le connessioni giuste, tuttavia rimangono obiettivi raggiungibili per pochi.

In alternativa puoi crearti una reputazione, dei legami sulla fiducia e un pubblico attento anche se limitato. 

La strada giusta non è quella di apparire bensì quella di esserci, quella di intrecciare relazioni con la tua rete di contatti.

Per fare questo, in estrema analisi, devi essere predisposto ad ascoltare l’altro, se non lo fai non potrai mai sapere davvero chi è, con chi stai parlando, le sue passioni, le sue volontà, i suoi obiettivi.

Non parlare di te con i tuoi contatti, parla di loro, ascolta (chissà perchè abbiamo due orecchie ed una sola bocca!) e soprattutto muovi la tua mente verso un obiettivo: come ti posso aiutare?

Sembra strano vero? Eppure predisporti all’aiuto attivo, a capire cosa puoi fare per la persona che hai di fronte, a come la tua rete di contatti potrebbe essergli utile ti farà apparire in una maniera diversa, nuova, perchè potrai comunicare di esserci.

In alternativa, la strada indicata da Umberto Eco è sempre percorribile, diventando un “soggetto di interesse”, obiettivo più semplice e realizzabile se non hai specchi in casa in cui guardarti.  

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
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Digitale si, ma la vecchia carta e penna?

Se mi conosci o hai esplorato in qualche modo il mio blog, sai che sono una persona che utilizza in modo importante la tecnologia.

Gli strumenti digitali mi accompagnano sul lavoro e nella vita quotidiana e li ritengo molto utili, a patto di utilizzarli in modo proficuo senza che questi siano dei “fagocitatori” del tempo. A questo proposito vai a leggere questo post.

Oggi però voglio soffermarmi su un aspetto che a volte sottovaluto oppure dò per scontato: non sempre è opportuno utilizzare solo strumenti digitali. Carta e penna non vanno abbandonati, ma integrati in modo intelligente. Vediamo perché.

Il così detto mondo “paperless”, cioè “senza carta” fino a qualche anno fa era utopico, oggi però è possibile coniugare i buoni vecchi metodi con la digitalizzazione.

Se vogliamo raggiungere un livello di produttività decisamente elevato, dobbiamo considerare di adottare un sistema che integri strumenti digitali e analogici.

Pensiamo per un attimo a quello che è successo con gli strumenti digitali.

Una evoluzione negli strumenti di scrittura è ad esempio l’Apple Pencil

Moleskine ha integrato i suoi quaderni con il digitale

Ci sono servizi che copiano in cloud interi quaderni

Penne che scrivono normalmente ed allo stesso tempo registrano in digitale

La carta ha però molti vantaggi:

  • Non ci sono “funzioni”, menu, combinazioni di tasti, da memorizzare
  • La formattazione la decidiamo mentre scriviamo
  • L’accesso è velocissimo: qualsiasi app, software o dispositivo hardware sarà sempre più lento di un bloc-notes.
  • Gli scritti su carta sono sempre leggibili. Certo, oggi con il digitale possiamo ampliare al massimo la nostra “memoria”, ma pensiamo ad esempio se dovessimo leggere oggi un nostro scritto fatto alcuni anni fa con una applicazione desueta o memorizzato su un floppy disk (a patto di sapere cos’è). Non sarebbe possibile…
  • Non ci sono distrazioni. Scrivere su un dispositivo elettronico ci espone ad un numero di notifiche elevato, che spesso non possiamo neppure disabilitare.
  • Scrivendo sul nostro bloc-notes lavoriamo in mono-tasking: questo ci permette di essere più concentrati, meno stressati e quindi più produttivi.
  • E’ più salutare. Gli schermi, anche se in minima parte, affaticano di più la nostra vista.

I vantaggi del digitale li conosciamo molto bene.

Per questo motivo, al fine di trarre il massimo vantaggio, riuscire ad organizzarsi con un metodo che integri sistemi on-line (tool digitali) e off-line (bloc-notes ed altri) è una sfida interessante e divertente che – se vinta – porta innumerevoli benefici.

Esiste un metodo che prendo in prestito, chiamato The Medium Method, che può essere un buon punto di partenza da studiare. Ecco come funziona.

Cosa serve:

  • un bloc-notes (io utilizzo un quaderno formato A5 tipo Moleskine)
  • post-it
  • app per gestire le “cose da fare”
  • app per le note

Non entro nel dettaglio del metodo, mi soffermo sul funzionamento base.

  • il bloc-notes è il fulcro di tutto, dove vengono presi gli appunti e le note giornaliere. Fondamentale è, su ogni pagina, indicare in alto la data alla quale fanno riferimento i contenuti
  • i post-it hanno la funzione di indicare le cose da fare
  • l’applicazione per gestire le cose da fare registra tutti i task
  • Il programma per le note (io uso Evernote) memorizza tutte le informazioni che riteniamo più importanti, prese dal bloc-notes principale

Il sistema prevede che ogni sera vengano copiati gli appunti più importanti dal taccuino su Evernote, completate le cose da fare ed aggiunte quelle nuove.

Devo dire però che personalmente questo flusso non piace particolarmente. Credo si possa migliorare in qualche modo….

Quindi cosa devo fare?

In definitiva, è fondamentale non lasciare carta e penna ma integrare questi strumenti con tool digitali.

Scegli gli strumenti digitali

Restano sempre indispensabili uno strumento per memorizzare le note ed uno per le cose da fare.

Scegli gli strumenti analogici

Il block notes è indispensabile, ecco perchè deve essere pratico, sempre a portata di mano, facile da utilizzare e comodo.

Prova un wokflow, testalo, cambialo e riprovalo

Il flusso di lavoro che usi, farà la differenza. Sono necessarie varie prove, perché è impossibile trovare la giusta soluzione subito.

Ti suggerisco il mio, prendo solitamente gli appunti, le note, le idee sul block notes, segno le cose da fare sui post-it ma poi scansiono le note e le trasferisco sull’applicazione (solo quelle più importanti) in modo da poterle ricercare più facilmente. Quindi aggiorno la lista delle cose da fare sull’applicazione.

Ti potrà sembrare un inutile perdita di tempo e duplicazione di operazioni, non è così, perchè il fatto di attivare una metodica e di “rivedere” il tuo lavoro ti focalizza sulle cose più importanti, senza trascurare che la mente visivamente riordina le cose e soprattutto quello che ritenevi importante alle 9.00 di mattina, potrebbe non esserlo alle 9.00 di sera e viceversa.

Applica un metodo, quello che ritieni migliore per te, fallo diventare un’abitudine, questo ti farà risparmmiare tempo e sarai più proattivo.

Buona elevazione.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.
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Tu sei ricco, ma la tua azienda è povera.

Spesso mi ritrovo a parlare di una spiacevole abitudine degli italiani, quella di non investire in azienda ma al contrario di usare questa come portafoglio personale, una cosa assurda!!!

Gli italiani usano le aziende al contrario.

Gli italiani, con la propria azienda pagano prima sé stessi, per pagarsi il proprio tenore di vita, i propri vizi e in generale per mettere “qualcosa” in banca.

Per questo spremono sempre le aziende fino all’osso e oltre. In pratica l’imprenditore italiano decide aprioristicamente un tenore di vita che desidera e poi spreme, tipo le olive sotto la macina del frantoio, l’azienda per estrarre quello che gli serve per mantenere quello stile di vita.

Non importa se in questo modo l’azienda muore per asfissia finanziaria perché si prende più di quello che serve per il sostentamento e gli investimenti.

Aziende massacrate come le mucche negli allevamenti intensivi.

Esattamente come accade per le mucche in allevamento. I vegani per etica e gli animalisti hanno ragione su questo punto. Una vacca in natura ha una vita media di 25-30 anni a seconda della razza.

In allevamento, spremuta contro natura per dare più latte di quello che normalmente farebbe, muore entro i 5 anni.

Esattamente come la maggior parte delle aziende in Italia.

Che muoiono prevalentemente – anche se a chi capita non piace sentirselo dire e preferisce dare la colpa alle tasse, al governo o altri responsabili via via sempre più astratti tipo “la crisi” – per malagestione ed eccesso di sfruttamento.

Gente che dovrebbe girare con la panda a gas per qualche anno, perché quello l’azienda neonata può dare, che invece vuole per immagine sociale il macchinone, la seconda casa al mare e le super-ferie.

Non a caso, la differenza della patrimonializzazione tra privati e aziende in Italia è assurda e impietosa.

Sai quanti sono gli imprenditori che nel 2019 pensano di “investire in azienda“? SOLO l’11% contro il 25% del 2018.

Questo vuol dire che 9 imprenditori su 10 non faranno niente per migliorare la propria competitività sul mercato.

Siamo nell’epoca più importante del mondo dell’imprenditoria, dove il marketing finalmente permette a coloro che vogliono emergere di scalare la cima dell’ascensore sociale anche partendo da sottozero.

Il segreto? Andare all’attacco mentre tutti gli altri si ritirano e mettono i soldi in cazzate o sotto il materasso.

Voglio mettere a tua disposizione una consulenza attraverso il percorso che ho messo in pratica, frutto della mia esperienza imprenditoriale dal 1984.

Il percorso Imprenditore Evoluto il primo (e unico!) mentoring imprenditoriale nel quale si parla di atteggiamento imprenditoriale (base fondamentale per poter crescere), dell’analisi dei numeri della tua azienda (per capire come ti stai muovendo, cosa puoi fare per migliorare le tue finanze e quindi iniziare ad attivare strategie di marketing), di strategie di marketing (posizionamento, valori differenzianti, scala dei valori, ecc.)

Il percorso è composto da tre moduli:

START (partenza): non si può intraprendere un cammino se non si inizia da una partenza efficace.

Il primo passo di ogni percorso è fondamentale per consentire di muovere i passi successivi sapendo di aver “costruito” delle solide fondamenta.

Start è quindi la fase preventiva per essere dei buoni imprenditori ed avere le competenze “mentali” imprenditoriali.

RUN (corri): una buona partenza consente di garantirsi il giusto ritmo, il giusto passo da seguire. Per arrivare in fondo, per ottenere l’obiettivo, è necessario allenamento e dedizione al fine di ottenere una prestazione ottimale.

Correre è quindi indispensabile per mantenere il ritmo, essere proattivi e giungere all’obiettivo in maniera consapevole.

Run si prefigge l’obiettivo della consulenza e della corretta gestione aziendale.

GROW (crescita): una volta partiti con il piede giusto ed aver impresso il “ritmo” all’attività è indispensabile determinare la crescita costante che garantisce solidità finanziaria ed operativa.

Grow quindi si prefigge di integrare le capacità imprenditoriali (Start) alla giusta gestione aziendale (Run) con le competenze del marketing strategico.

Nello specifico parliamo del modulo GROW nel quale il mio obiettivo è quello di offristi e mettere tua disposizione tutte le mie competenze per consentirti di:

  • identificare il tuo prodotto/servizio, valutare la concorrenza, i valori differenzianti.
  • individuare il giusto posizionamento sul mercato, la promessa, la comunicazione giusta con il tuo potenziale cliente.
  • determinare una strategia che ti porta ad essere presente, autorevole e genera consapevolezza nel mercato.

Come fare? Semplicissimo, partiamo da una analisi preliminare gratuita ti consentirà di analizzare soprattutto i punti di forza sui quali intervenire che faranno automaticamente sparire i tuoi punti deboli (e quelli della tua attività).

Datti la possibilità di tentare.

Non stai rischiando nulla, ma potrebbe essere la scelta più importante della tua carriera imprenditoriale.

Auspico che tua sia curioso almeno di sapere di cosa si tratta, anche io sono curioso di conoscerti ed poterti aiutare.

Contattami e ne parleremo.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.
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