Efficienza vs efficacia, il coronavirus ne è l’esempio.

In questo periodo storico il mondo intero sta facendo i conti con una situazione particolare. Mai come in questi momenti è evidente come efficienza ed efficacia siano sue parole dal significato profondamente diverso.

Chiediamo aiuto al vocabolario:

Efficienza: competenza e prontezza nell’assolvere le mansioni.

Efficacia: capacità di produrre l’effetto e i risultati voluti o sperati.

Apparentemente sembra che vi sia un sillogismo, ma a ben guardare non è così.

In questo momento tutti sembriamo essere efficienti, nel senso che ogni persona, costretta a modificare il proprio comportamento, ha tentato e sta tentando, per chi ne ha le possibilità operative, la strada dell’efficienza.

Quindi le famiglie si sono organizzate per una spesa efficiente da mettere in atto in maniera programmata, in orari programmati, con una lista di cose da acquistare ben precisa ed organizzata. La scuola si è resa efficiente organizzando lezioni online per gli studenti. In molti (per chi la professione lo ha permesso) si sono approcciati allo smart working rendendo efficienti le ore, gli appuntamenti, gli incontri. Le attività fisiche sono diventati efficienti, gli allenamenti in palestra sono stati sostituiti da allenamenti in casa, running sui balconi o terrazzi ecc. La politica si è resa efficiente nel varare continue nuove regole, nuovi moduli di ipotetica libertà, diffondere informazioni che nel loro intento vogliono creare condivisione.

Tutti, chi più e chi meno, hanno cercato di rendere efficiente la propria giornata da “reclusi involontari” per renderla attrattiva, proficua, sostenibile.

Ma questa efficienza, apparente o effettiva, è davvero efficace?

Rianalizziamo i precedenti comportamenti per fare il punto.

Certamente è efficiente organizzare la spesa in modo da limitare le uscite, le file, le cose da acquistare ma certamente non è efficace acquistare non programmando quelli che saranno i pasti che si faranno, prevedendo l’utilizzo degli ingredienti. Quindi non è di certo efficace recarsi al supermercato acquistando quello che “si pensa” possa servire per poi accorgersi che non tutto quello che si è acquistato potrà risolvere la preparazione dei piatti estemporanei dettati da scelte irrazionali e non programmate, ad esempio acquistare l’occorrente per fare una torta ed accorgersi che manca la carta forno nonostante si siano acquistati più dolci di quelli che normalmente si utilizzano perché…metti che non li trovo!

Certamente la scuola si è resa efficiente nell’organizzarsi, chi più e chi meno, nel fare lezioni online ma questa efficienza non si è, a mio avviso, dimostrata efficace giacchè nessuno o quasi ha individuato una piattaforma davvero efficiente per impartire le lezioni, mantenere ad esempio l’orario scolastico già previsto in programmazione (cioè prima di questa interruzione delle lezioni in classe) utilizzando strumenti di classroom online che tenessero normalmente impegnati gli studenti nel normale corso delle lezioni ed altrettanto impegnati gli insegnanti nel loro compito, con il risultato che alcune lezioni non vengono proprio svolte, oppure vengono svolte in orari fuori dal normale orario scolastico, la condivisione dei compiti affidata a piattaforme non nate per questo scopo ecc.

Certamente è efficiente approcciarsi allo smart working impegnando il tempo in contatti, incontri virtuali ecc. ma non è efficace giacchè molte aziende non hanno mai previsto una condivisione dei propri documenti in una eventuale previsione di questo tipo di lavoro, le linee di collegamento ed i collegamenti stessi non sono sicuri per il trasferimento dei dati, molte abitazioni non hanno collegamenti internet che possano supportare in maniera degna questo imprevisto aumento di traffico. Non è stato previsto un sistema di validazione di contratti, firme, ecc. Insomma c’è una efficienza diffusa nel voler fare lavoro a tutti i costi ma una efficacia di questo lavoro che si traduce in mera idea con produzione di risultati scarsa.

Certamente è efficiente ripensare alla propria attività fisica al di fuori della palestra ma non è efficace diventare di colpo dei self made trainer giacchè le palestre, per come ho avuto modo di vedere, non si sono attrezzate per seguire i propri clienti, anche virtualmente.

Certamente la politica sta cercando di fare la sua parte in modo efficiente nel voler creare contatto, informazione, cercare (ma non sempre trovare) sistemi di aiuto economico e sociale ma non è efficace in quanto ogni provvedimento preso reca in se ulteriori situazioni grottesche di quasi impossibilità di essere messo davvero in pratica dai cittadini. Cito Zigmunt Bauman che nel proprio libro “Modernità liquida” dice che il Potere riguarda la capacità di fare mentre la Politica riguarda la capacità di decidere cosa fare. Anche qui il potere deve essere efficiente e la politica efficace, e non mi sembra proprio.

Quindi?

Bella domanda, alla quale rispondo facendo per primo autocritica.

Siamo diventati un paese di efficienti, quasi a voler esorcizzare la situazione, il malessere imperante, i tentativi di protesta che ci nascono dentro, l’incertezza del futuro, e chi più ne ha più ne metta.

Non siamo diventati un paese efficace perché ognuno di noi ha cercato, o sta cercando di trovare delle soluzioni (efficienza) ma si scontra continuamente con il metterle in pratica in maniera proattiva e risolutiva (efficacia).

La soluzione?

Altra bella domanda.

Non sono un sociologo bensì un attendo osservatore.

Posso solo riportare quello che sto facendo dal punto di vista dell’efficienza ed efficacia.

Efficienza: Maggiore presenza in famiglia

Efficacia: Sono più vicino alla mia famiglia condividendo mansioni, compiti, studiando con i figli

Efficienza: Maggiore coordinazione delle cose da fare in casa

Efficacia: Riassetto e riorganizzazione degli ambienti, programmazione degli interventi da fare

Efficienza: Maggiore organizzazione della cucina e dispensa

Efficacia: una lista della spesa organica dove si inserisce quello che si utilizza e che sta per terminare, una organizzazione dei menù in base alla disponibilità della dispensa

Efficienza: Maggiore contatto con i miei clienti

Efficacia: Individuare una soluzione intuitiva per ognuno, seguire il loro processo decisionale interno ed esterno, organizzare meeting e riunioni come prima di questa situazione, fare un follow up dei processi messi in campo ed individuare risultati e aggiustamenti, creare dei kpi di periodo

Efficienza: Maggiori relazioni con persone con i quali ho contatti saltuari

Efficacia: Creazioni di nuovi e rafforzati rapporti, maggiore predisposizione al dialogo, condivisione dei momenti ed individuazione di soluzioni partecipate

Efficienza: Maggiori approcci con potenziali clienti

Efficacia: Generazione di trattative basate sul dialogo e sulla soluzione di bisogni attraverso intuizione e pensiero divergente

Sono stato schematico, solo per dare spunti, ma sono anche, per mia natura, pragmatico, cioè una persona che sistematicamente è abituata ad analizzare i risultati.

Cosa posso dire quindi, che nonostante il periodo sia particolare, è necessario pensare in maniera efficiente e programmare il pensiero fatto in modo che sia efficace, fare una analisi del pensiero efficiente e tradurlo in efficace.

Esistono molti strumenti per fare questo, una analisi SWOT ad esempio, oppure un Modeling CANVAS piuttosto che una Balanced Scorecard, e potrei citarne altri.

Lo spunto che vorrei dare a coloro che hanno avuto il coraggio e la forza di arrivare a leggere fino a questo punto è, documentarsi, leggere, acquisire, farsi cultura, anche solo di questi strumenti ed iniziare a metterli in pratica, per se stessi, ad utilizzarli per una prima sola cosa, fare in modo che diventino nostri alleati ed abituarsi ad analizzare i risultati, ponendo correttivi, programmando.

Mettiamo in pratica il “Plan-Do-Check-Act” ovvero pianifica, metti in campo, verifica, agisci, questo in tutte le sfere della vita, l’invito è provare, anzi “voler” provare.

Due sono le frasi che mi sento di trasferire:

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo…il fare!

Non fare cose diverse, fai le cose diversamente.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.

Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.

Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.

Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.

OPEN è l’acronimo di Organizzazione Personale Elevazione Naturale.

– E’ una Realtà Fortemente Voluta e Realizzata da Antonio Finocchi, Imprenditore dal 1984, Consulente Aziendale, Esperto nella Gestione del Debito, Riorganizzazione e Rilancio Aziendale, soft skills e determinazione del clima aziendale.

– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.

– Autore del Libro “Fra il Dire e il Fare, c’è di Mezzo…il Fare!”

– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio sito e quello della mia azienda.

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Semplice, non sempre facile.

Ci sono molte fonti, sul web una infinità, che raccontano come convincere le persone a compiere azioni di vario tipo.
Oggi viviamo in un mondo in cui è possibile trovare tutto. Prodotti, servizi e contenuti sono disponibili in grandissima quantità e sono tutti volti a cercare di ottenere un elemento che, purtroppo, data la sua natura, è sempre più raro: l’attenzione.
L’attenzione è una risorsa limitata. Abbiamo a disposizione 24 ore al giorno per le nostre attività umane e non possiamo interessarci a qualsiasi qualcosa. Più l’offerta aumenta, più si riduce la nostra capacità di concentrazione su un singolo contenuto. Ci accorgiamo che, per ottimizzare il nostro tempo, preferiamo contenuti che ci informino velocemente e senza troppi voli pindarici. Ci viene più spontaneo cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno all’interno di siti chiari e intuitivi. Il periodo nel quale viviamo ed il mondo che ci circonda è un mondo distratto.

Da questa riflessione sono giunto alla conclusione che è necessario il focus ma soprattutto che la semplicità è un elemento di persuasione.
Semplice non significa approssimativo o realizzato in modo frettoloso.

Rendere semplice qualcosa significa ottimizzare e togliere tutto ciò di cui si può fare a meno, il superfluo. Nel caso delle interfacce tecnologiche, semplificarle significa renderle simili all’esperienza naturale e umana.
In un’epoca caratterizzata dalla fretta, in cui tutti vogliono informarsi nel più breve tempo possibile, dobbiamo imparare a competere con la semplicità e la accessibilità, siano esse riferite ai nostri prodotti, ai servizi, ai contenuti e soprattutto alla comunicazione. Facendo questo, otteniamo il vantaggio di una maggiore capacità di propagazione e, di conseguenza, la nostra competenza è percepita come sempre più autorevole. 

A livello contenutistico, uno dei segreti dell’influenza, sta nella capacità di scrivere testi brevi e interessanti, semplici e intensi, che devono essere pubblicati con costanza. Non è facile imparare a trattare argomenti complessi ed articolati attraverso un linguaggio semplice e fruibile, ma il risultato è dirompente e le persone a cui volete comunicare lo apprezzano, sicuri della vostra abilità e della utilità della condivisione dei vostri contenuti.

“La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”, scriveva Antoine de Saint-Exupéry.
La semplicità è ricerca del meglio. Richiede studio e un notevole sforzo intellettuale. Semplice non è un sinonimo di banale o impreciso, ma è indice di grande preparazione e di capacità di progettazione.

In un mondo in cui l’offerta è eccessiva e ridondante, una delle armi più potenti che possiamo mettere in campo è il potere della semplicità.

Le competenze della comunicazione sono una delle soft skills oggi più richieste e che ognuno di noi dovrebbe avere.

Comunicare non vuol dire solo relazionarsi con gli altri, vuol dire saper utilizzare la voce, il linguaggio del corpo, avere la padronanza del linguaggio e della dialettica. Questo è oramai ovvio.

La vera novità è che saper comunicare vuol dire saper ascoltare, l’interlocutore, il suo linguaggio, il suo carattere e sapersi adattare, in modo semplice, alle diverse situazioni perchè la comunicazione prevede al minimo due soggetti, chi trasmette il messaggio e chi lo riceve.

Tu sai comunicare?

Ti sei mai reso conto, dopo una conversazione che forse l’interlocutore o gli interlocutori non abbiano compreso a pieno il tuo messaggio?

Ti hanno fatto domande che ritenevi ovvie?

Se ti è capitato qualcosa del genere, devi elevare il tuo livello di comunicazione, devi semplificare per essere più autorevole affinchè dalla comunicazione nascano relazioni proficue.

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.

Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.

Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.

Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.

OPEN è l’acronimo di Organizzazione Personale Elevazione Naturale.

– E’ una Realtà Fortemente Voluta e Realizzata da Antonio Finocchi, Imprenditore dal 1984, Consulente Aziendale, Esperto nella Gestione del Debito, Riorganizzazione e Rilancio Aziendale, soft skills e determinazione del clima aziendale.

– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.

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– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

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Informazioni ed esperienza.

Le informazioni sono ovunque. Tranne in rari casi o in settori specifici, non sono le informazioni a mancare in un’epoca in cui possiamo ottenere le risposte a qualsiasi domanda semplicemente sfiorando uno schermo. Quindi non puoi fare pagare le informazioni; da sole queste non hanno valore.

Il valore di quello che fai non è insito in quello che fai bensì in “come” lo fai.

In un mondo nel quale tutto è disponibile, tutto, o quasi, si può avere, e proprio per questo la fake è sempre dietro l’angolo, le informazioni (quelle vere e di valore) non puoi e non devi farle pagare.

Cosa invece può generare una contropartita, non necessariamente di denaro? L’esperienza!

Esperienza vuol dire che tu, prima di altri ci sei passato, hai provato, hai imparato, hai messo a frutto e condividi con altri epurando le criticità. Ti pare poco?

L’esperienza che hai sviluppato in anni di studio e di lavoro non puoi scriverla in un libro, non puoi donarla attraverso un corso. Attraverso questi corposi e articolati contenuti tu doni le informazioni, ovvero le basi su cui maturare l’esperienza se chi le apprende dedicherà anni a questo lavoro come hai fatto tu.
L’esperienza è diversa dalle informazioni. È basata sulla sensibilità, sulla capacità di risolvere o anticipare i problemi e di collocare la giusta informazione in una strategia generale che difficilmente si impara solo attraverso i libri.

Quindi rendi pubblica l’informazione, la tua personale, vera, non importa se parli di come sostituire la valvola della caldaia o come creare una campagna su Instagram. Non formerai concorrenti, ma l’interesse verso te e le tue capacità.

Una volta destato l’interesse potrai dimostrare la tua esperienza ed il tuo valore cambierà.

Le informazioni vanno donate, l’esperienza va fatta sempre pagare!

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– Ha Dedicato la Sua Vita ad Ispirare Imprenditori e Professionisti al “Fare per Riuscire”.
– Autore del Libro “Fra il Dire e il Fare, c’è di Mezzo…il Fare!”
– Ha ideato e Porta Avanti con Grande Successo il Sistema di Crescita Imprenditoriale “Imprenditore Evoluto” per Ispirare Imprenditori e Professionisti a Fare Impresa nella Giusta Rotta. Predica da sempre “l’inutilità” dell’imprenditore in azienda, nel senso che se l’imprenditore stesso risulta indispensabile, l’azienda non ha praticamente valore, essendo egli stesso il valore dell’azienda che, in sua mancanza, sarebbe una scatola vuota.

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Quando tutti urlano, tu crea un’atmosfera.

È tipico dei bambini urlare: i grandi non li ascoltano, i coetanei neppure e così l’unica alternativa che immaginano di avere a disposizione è alzare il volume fino ad urlare. Così facendo, non ottengono l’effetto di essere ascoltati, ma di dichiarare quanto sono frustrati e quanto non si sentono considerati. Dimostrano agli altri che hanno fatto bene ad escluderli.

Online, sui social, è la stessa cosa. Se alzi i toni, se aumenti l’aggressività o se cerchi di stupire continuamente, dichiari apertamente la tua frustrazione. Anche le aziende, facendo marketing, si ritrovano spesso a urlare più del necessario. Le mail scritte in maiuscolo finiscono nello spam. I popup insistenti e invadenti sui siti di informazione dichiarano che non sanno tenersi i lettori. Le tecniche veloci e aggressive per vendere un prodotto raccontano che hai un problema di soldi o di reputazione.

“Quando tutti urlano non vince chi urla più forte, ma chi ti sa parlare all’orecchio”

Mauro Marinoni

Urlare non è più un’attività efficace, l’hanno già compreso in tanti e molti ci arriveranno presto. Un mercato che va ad esaurirsi. Quindi cosa conviene fare?

La mia proposta è semplice. Puoi iniziare a sussurrare le informazioni corrette al pubblico più adatto, puoi scrivere una mail allegra e utile, un messaggio di aiuto o apprezzamento. Puoi ascoltare e rispondere. Questa è la materia di cui è fatto il marketing. Prima ascolta e poi rispondi. A quel punto alzeranno il volume per sentire meglio quello che dici.

In buona sostanza, evita di urlare, di usare un tono di “copertura” verso gli altri per conquistare a forza la supremazia. Crea un’atmosfera, crea cioè un ambiente attraente, un ambiente nel quale “ci si trova bene“. Allora si che le persone, il mercato, i tuoi clienti, verranno a “sentire” cosa hai loro da dire.

Quando avrai creato la giusta atmosfera, solo allora, potrai esporre la tua idea, la tua soluzione ad un problema e perchè chi ti sta ascoltando dovrebbe continuarti a sentire e seguire.

Se non diventi autorevole sul mercato sarai uno dei tanti, se in più urli, non sarai nessuno.

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Parola d’ordine: impegno, coccole e passione.

Una convinzione tipica che accompagna chiunque utilizza i canali on line oppure off line in cerca di clienti è la necessità di muoversi in ottica promozionale, pubblicando sconti, offerte imperdibili o bombardando di messaggi pubblicitari chiunque ci venga a tiro.

Questa è una pratica che, ora ed in futuro, funzionerà sempre meno.

Sempre meno siamo disposti nei confronti delle interruzioni pubblicitarie. Come afferma Jeffrey Gitomer“la gente ama acquistare ma odia farsi vendere qualcosa”.

Quando i prodotti sono facilmente reperibili e non rappresentano più un costo rilevante, per le persone assumono una valenza diversa. Diventano un mezzo attraverso cui si ottiene un’esperienza o una partecipazione, qualcosa che metta al centro di un’attività unica, che soddisfi la voglia di relazione e di emozione.

Su Amazon, nei commenti che i clienti lasciano dei prodotti, si legge spesso della soddisfazione di ricevere il pacco il giorno successivo all’ordine o della facilità con cui la piattaforma ha rimborsato il denaro speso per un prodotto che non li ha soddisfatti.

È il cliente il fulcro del successo della piattaforma, non il prodotto. In effetti, se ci pensi, è un po’ come bere un bicchiere di succo di frutta al bar che paghi quanto un’intera bottiglia acquistata al supermercato. Nell’acquisto non valuti l’aspetto economico svantaggioso, ma quello “esperienziale” di stare con gli amici in un ambiente confortevole. Se badassi esclusivamente al costo, berresti la tua bevanda, nel parcheggio del supermercato.

Quello che molti non hanno compreso, in ambito digitale o no, è che questo non è più il mondo in cui battersi sul prezzo, ma sull’impegno. Quell’impegno che serve a coccolare il cliente e a farselo amico tramite la passione, l’accoglienza e le emozioni che riesci a trasmettergli.

L’impegno principale riguarda soprattutto il fatto che hai la necessità di giungere al cliente, per fargli percepire le tue coccole, la tua passione.

E come ci arrivi al tuo potenziale cliente? Attraverso il tuo posizionamento personale.

Il posizionamento personale è una parte fondamentale della comunicazione, per generare un posizionamento personale ci sono quattro chiavi fondamentali. Qualsiasi imprenditore o professionista impegnato a raccontare le proprie competenze deve averle sempre ben chiare nell’atto di creare contenuti o rispondere a messaggi e commenti, ecc.

Devi creare un percorso nel quale tutti coloro che ti sono vicini, che in qualche modo ti hanno concesso la loro attenzione, ricevano valore.

Le persone distratte che ti osservano o imparano qualcosa da te devono, comunicazione dopo comunicazione, fissare nella loro mente chi sei, qual è il tuo stile, cosa ti differenzia dagli altri, il tuo carattere e cosa ti spinge a farlo. Se non l’hai già capito, scoprirai che la maggioranza delle persone, quando va bene, di te comprende una cosa sola alla volta. Solo chi ti segue davvero è in grado di sviluppare una visione più articolata di te e del tuo messaggio.

Va detto che, a monte di questi quattro elementi, deve essere altrettanto chiaro l’obiettivo che vuoi ottenere a 3/5 anni, perché, senza un obiettivo a media scadenza, qualsiasi comunicazione è quasi inutile.

Le quattro chiavi di posizionamento personale da inserire nelle tue comunicazioni

  1. Lo stile
    Lo stile è una caratteristica che nasce dall’unione del modo di presentarsi con il modo di comportarsi. Si può avere un’immagine impeccabile e modi sgarbati o grossolani, oppure l’esatto contrario. Non esiste mai un modo sbagliato di mostrare il proprio stile, perché esso va commisurato al pubblico presso cui vuoi accreditarti. Il tuo stile verrà apprezzato da chi ti assomiglia.
  2. La caratteristica
    Questo fattore determina la distanza sostanziale tra te e il resto dell’offerta. A chi ti senti affine e a quali gruppi senti di appartenere, quali valori etici e morali esprimi, di cosa ti circondi, le tue passioni e tutti gli elementi distintivi che pensi sia utile evidenziare. 
    Tutti questi elementi, possono anche non essere strettamente legati all’obiettivo che ti sei posto, ma in questo caso vanno dosati con attenzione in modo da non compromettere il posizionamento professionale. L’obiettivo è solo uno, il resto è fatto di accessori che vanno inseriti, in modo opportuno e misurato, per arricchire la comunicazione in chi ti conosce già. Se sei un architetto, ma comunichi più spesso e con maggiore insistenza che fuori dal lavoro la tua passione è giocare a golf, rischi di essere scambiato per un giocatore professionista.
  3. Il messaggio
    Le cose in cui credi fermamente. Qui devi parlare del tuo lavoro e di cosa ritieni opportuno fare per essere un ottimo professionista. Ad esempio, nel mio caso, ribadisco spesso che non esistono trucchi o tattiche per ottenere un successo comunicativo immediato, ma solo un percorso che va affrontato investendo nel tempo, nei contenuti e nelle relazioni. Altri potrebbero dire l’esatto contrario.
  4. La differenza
    Alcuni chiamano questo punto il “nemico giurato”, ciò che vuoi combattere e da cui vuoi prendere le distanze. Se sei un politico è fondamentale individuarlo per ottenere una comunicazione efficace basata sulle differenze. Se invece sei un idraulico puoi far leva su una comunicazione più morbida con cui evidenziare la distanza tra te e il resto dell’offerta, che usa materiali scadenti, non offre garanzie o non rispetta le scadenze. 
    È opportuno che comunichi queste caratteristiche e i tuoi valori senza eccedere e senza cadere in una patetica presa di posizione contro la concorrenza. Anziché puntare sul fatto che tutti gli altri sono inaffidabili, con il rischio concreto di apparire succube della concorrenza, è sufficiente che tu metta in evidenza quello che sei.

Questi punti fermi non servono a creare contenuti, ma ad arricchirli, perché il rischio è comunicare la normalità o la paura. Sono quattro elementi da tenere come traccia nelle tue comunicazioni che vertono sull’aiutare gli altri a diventare chi sei tu o a spiegare quanto sai fare bene il tuo mestiere a possibili clienti.

Essere normali non è un punto di distinzione.

Crea la tua differenza, il tuo messaggio.

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Con la buona o cattiva reputazione.

La reputazione è la cosa più importante che possiedi.

La reputazione è neutra, può essere ottima o pessima, ma in entrambi i casi la sua esistenza è fondamentale per una persona o un’azienda. 

Certo, la cosa a cui devi tendere è ottenere una buona reputazione nei confronti del pubblico che vuoi che diventi il ‘tuo’ pubblico, perché non puoi piacere a tutti. Nell’atto di ottenere un ‘tuo’ pubblico devi operare delle scelte e decidere da chi vuoi essere apprezzato o acquistato.

Una grande catena di fast food non vuole piacere a tutti; ha scelto il suo pubblico anche a costo di farsi dei nemici tra chi non apprezza i suoi prodotti e i suoi valori. Questa infatti non piace a chi mangia cibo salutista o ricercato, a chi ama il cibo vegano o a chi osserva (e disapprova) i turni massacranti dei suoi dipendenti. Questa azienda si rivolge ad altri: a chi vuole mangiare cibo gustoso, a poco prezzo, a chi ama l’informalità degli ambienti o a chi ha poco tempo per la pausa pranzo. La reputazione non è mai univoca e inossidabile, varia in base a chi la osserva

Tuttavia c’è un unico grande errore che puoi commettere con la reputazione: non averla.

Non avere nessuno che parla di te, che ti conosce, che sposa la tua causa o ti odia. Questo è l’errore più grave che puoi commettere come persona o come azienda. Perché anche la persona peggiore del mondo avrà l’appoggio di altri che la pensano allo stesso modo. 

La reputazione è una questione di scelte chiare e mantenute.

Quindi?

Quindi, che tu lo voglia o meno, devi fare in modo che la tua reputazione esista e sia la migliore possibile, devi essere l’opportunità migliore, non per tutti, per per il tuo pubblico, per il tuo target, devi essere la migliore.

Per generare una buona reputazione ovviamente devi essere una persona onesta, di sani principi, che ha realizzato e può dimostrare qualcosa, che ha qualcosa da comunicare. Che ha dei contenuti.

Non esiste il marketing senza contenuti. Non esistono relazioni senza contenuti. Se togli il contenuto viene a mancare il motivo per attrarre le persone interessate a te, alla tua azienda o i tuoi prodotti/servizi.

Negli ultimi vent’anni abbiamo ottenuto nuovi modi per mostrare contenuti in canali veloci, usa e getta, in cui realizzare, distribuire e creare interesse. Alcuni hanno caratteristiche di velocità tali da renderli appetibili per chi vuole assorbire tanti contenuti velocemente, tuttavia questo è anche un grosso limite dal punto di vista dell’attenzione che puoi ottenere da essi.

Se parli attraverso le immagini, il contenuto più veloce che puoi realizzare è una foto in cui mostri un mondo felice. Nessuno si pone (e ti pone) domande se ti vede felice, soddisfatto o in un contesto gioioso. In realtà questo è il contenuto che ottiene meno attenzione rispetto a qualsiasi altro.

L’interesse dell’altro non nasce da un’immagine felice, ma da cosa l’ha provocata. Se ti mostri sorridente in riva al mare, con l’aperitivo, non è una storia. La storia segue un filo in cui lo schema più semplice è dato da: prologo, conflitto e soluzione. Diventi interessante quando racconti, in modo autentico, quello che hai dovuto passare per ottenere qualcosa.

Nessuno ti chiede come stai se ti vede felice e nessuno ti ascolta se mostri sempre e solo il tuo lato migliore. 

Per ottenere l’attenzione di chi hai di fronte devi mostrare le tue vulnerabilità e come puoi aiutare chi ti ascolta a risolvere le sue. Perché la storia più convincente che puoi raccontare ha una leva che si chiama “identificazione”.

Hai capito adesso quale può essere il tuo percorso per ottenere la reputazione?

Certamente si.

No? Perbacco, allora la cosa si fa seria, probabilmente non sono stato chiaro abbastanza, probabilmente non sono riuscito a far “passare” il mio messaggio, o probabilmente hai necessità di qualcuno che ti possa aiutare e combattere con te per farti ottenere quello che desideri.

Ecco, quella persona sono io, la persona che, se vuoi, si siederà al tuo fianco e percorrerà con te il percorso di elevazione.

Oppure no!

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Apparire è una cosa, esserci ne è un’altra.

Riporto di seguito quanto ha scritto il grande Umberto Eco:

“Il primo eroe dell’apparire è stato l’imbecille che andava a mettersi dietro agli intervistati e agitava la manina. Ciò gli consentiva di essere riconosciuto la sera dopo al bar (“Lo sai che ti ho visto in tv?”), ma certamente queste apparizioni duravano lo spazio di un mattino. Quindi gradatamente si è accettata l’idea che per apparire in modo costante ed evidente occorresse fare cose che un giorno avrebbero fruttato la cattiva reputazione. Non che non si aspiri anche alla buona reputazione, ma è faticoso conquistarla, dovresti aver compiuto un atto eroico, aver vinto se non il Nobel almeno lo Strega, aver passato la vita a curare i lebbrosi, e non sono cose alla portata di ogni mezza calzetta. Più facile diventare soggetto di interesse, meglio se morboso, se si è andati a letto per denaro con una persona famosa, o se si è stati accusati di peculato” – Umberto Eco

La fama, il successo e il potere sono cose a cui puoi accedere con le capacità e le connessioni giuste, tuttavia rimangono obiettivi raggiungibili per pochi.

In alternativa puoi crearti una reputazione, dei legami sulla fiducia e un pubblico attento anche se limitato. 

La strada giusta non è quella di apparire bensì quella di esserci, quella di intrecciare relazioni con la tua rete di contatti.

Per fare questo, in estrema analisi, devi essere predisposto ad ascoltare l’altro, se non lo fai non potrai mai sapere davvero chi è, con chi stai parlando, le sue passioni, le sue volontà, i suoi obiettivi.

Non parlare di te con i tuoi contatti, parla di loro, ascolta (chissà perchè abbiamo due orecchie ed una sola bocca!) e soprattutto muovi la tua mente verso un obiettivo: come ti posso aiutare?

Sembra strano vero? Eppure predisporti all’aiuto attivo, a capire cosa puoi fare per la persona che hai di fronte, a come la tua rete di contatti potrebbe essergli utile ti farà apparire in una maniera diversa, nuova, perchè potrai comunicare di esserci.

In alternativa, la strada indicata da Umberto Eco è sempre percorribile, diventando un “soggetto di interesse”, obiettivo più semplice e realizzabile se non hai specchi in casa in cui guardarti.  

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
Sono imprenditore dal 1984, le mie aziende sono tuttora floride e sul mercato, le mie intuizioni imprenditoriali hanno generato format e attività di importante livello.
Mi occupo di mentoring, trasferimento professionale di esperienze, credo fermamente che “puoi trasferire solo ciò che hai fatto di persona”.
Sono il creatore di Imprenditore Evoluto(R) e Time Voucher(R) e dell’ultima realtà imprenditoriale (OPEN) che si occupa di Marketing Strategico e Consulenza Imprenditoriale.
Se vuoi conoscere qualcosa di più su di me visita il mio
sito e quello della mia azienda.
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Annòiati…ti prego!

C’è un sistema molto semplice per produrre contenuti: prendere una notizia e riportarla. Non è un metodo efficace se però sei una persona che ha l’obiettivo di costruire una credibilità o generare aspettativa.

C’è un secondo tipo di messaggio, molto più efficace, se vuoi ottenere un posizionamento nella mente di chi ti legge o ti osserva: creare contenuti che dimostrino la tua capacità di analisi, di creare innovazione o leadership di pensiero.

Oggi ti parlo di una cosa non normale, non ovvia, che stride con quello che sono solito comunicare: la noia.

Grazie alla “noia” del distacco totale dagli stimoli esterni spesso riesco a produrre contenuti per il mio Blog, articoli o libri. Questa pratica, che a volte funziona per me, non è detto sia valida per tutti, tuttavia questo è il momento in cui le informazioni vengono filtrate attraverso l’analisi libera da stimoli, in pratica la mia esperienza e la mia conoscenza diretta. Al contrario, quando mi sforzo di scrivere qualcosa nella fretta, escono comunicazioni fredde e del tutto prive di personalità. 

Gli stimoli che limitano la creatività

La noia non esiste più da almeno 30 anni. Mi ricordo di averla vissuta da ragazzino, prima della TV a “tempo pieno” e prima che il computer e i suoi derivati diventassero estensioni fisiche della nostra conoscenza e della nostra relazione.

La noia appartiene al passato e con essa abbiamo perso una parte fondamentale del nostro cervello: la divagazione e la creatività indotte proprio dallo stato di noia. Gli strumenti di cui ora ci serviamo, raramente ci permettono di essere soli con i nostri pensieri. Siamo alla continua ricerca di occupare lo spazio vuoto e di riempire il silenzio. La noia viene percepita come una perdita di tempo. 

“Se ti esponi solo a informazioni interessanti e ti nutri di stimoli, ma non ti prendi il tempo per pensare davvero – per elaborarli, per guardarli da diverse angolazioni, per provare a gestirli contro altri paradigmi o strutture che hai nel tuo attuale schema mentale – se rinunci a stare solo con i tuoi pensieri, probabilmente stai ricavando solo una piccola parte del loro valore potenziale”

Cal Newport

Secondo Cal, se non ti stai concedendo il tempo per comprendere il passato, elaborare le informazioni che hai assorbito e trasformare tutto questo in uno stimolo creativo forse è tempo di concedersi un momento di noiosa riflessione.

Ne va della nostra formazione e della elevazione personale che si ripercuoteranno, inevitabilmente, sull’efficacia dei nostri contenuti.

Vuoi un consiglio? Quando pensi di sentirti annoiato, quello è il momento giusto per “annoiarti davvero”, in quel momento il tuo cervello, la tua mente, libera da stimoli distraenti, entrerà in modalità creativa, visionaria.

In quel momento tieni a portata di mano un vecchio caro block notes ed una penna e dai sfogo ai pensieri che ti vengono. Sono sforzarti di pensare ad ogni costo, fai fluire, quindi, con calma analizza quello che hai prodotto, saranno cose entusiasmanti, se ti sei annoiato abbastanza,

Permetti di presentarmi, mi chiamo Antonio Finocchi, mi definisco un Agevolatore di Business, un Aggregatore di Relazioni, mi occupo di Economia Collaborativa.
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Ce l’hai tu, ce l’hanno loro, usalo!

Recentemente è stato stimato che ci sono circa cinque miliardi di smartphone su questo pianeta.

È ora di smettere di guardare i grafici e prendere atto che siamo tutti inevitabilmente connessi, ma questa non è di certo una novità.

La cosa importante è quella di capire come utilizzare questo mezzo tecnologico per arrivare alle 1.000 persone utili al tuo lavoro. Si perchè, come in più di un’occasioni ho avuto modo di dirti, NON devi arrivare a tutti, devi comunicare in maniera differente.

Rinfrescati la memoria rileggendo questo post.

Si tratta di comprendere chi sono, quanto hanno bisogno di quello che proponi, cosa amano in una persona e che cosa invece odiano. Si tratta di comprendere il momento giusto in cui hanno tempo per prestarti attenzione, si tratta di essere eleganti nel proporsi, dopo aver compreso quali sono i modi che apprezzano e aver riflettuto su cosa hai da offrire in più o di diverso rispetto ai concorrenti. Cosa sei disposto a cedere in cambio della loro vera attenzione? 

Hai uno smartphone tu e ce l’hanno anche loro. La distanza tra te e loro si chiama “marketing”. La reale connessione tra te e loro si chiama “opportunità”.

Pensa quindi al tuo pubblico come penseresti a te, immedesimati nei tuoi comportamenti ed in quelli delle persone che vuoi raggiungere, non omologarti alla massa ma pensa a come vuoi cambiare il loro modo di vivere.

Per fare questo occorre l’idea, il modo nella quale vuoi realizzarla ed una “strategia“, la cosa che ti traghetterà verso la consapevolezza.

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Digitale si, ma la vecchia carta e penna?

Se mi conosci o hai esplorato in qualche modo il mio blog, sai che sono una persona che utilizza in modo importante la tecnologia.

Gli strumenti digitali mi accompagnano sul lavoro e nella vita quotidiana e li ritengo molto utili, a patto di utilizzarli in modo proficuo senza che questi siano dei “fagocitatori” del tempo. A questo proposito vai a leggere questo post.

Oggi però voglio soffermarmi su un aspetto che a volte sottovaluto oppure dò per scontato: non sempre è opportuno utilizzare solo strumenti digitali. Carta e penna non vanno abbandonati, ma integrati in modo intelligente. Vediamo perché.

Il così detto mondo “paperless”, cioè “senza carta” fino a qualche anno fa era utopico, oggi però è possibile coniugare i buoni vecchi metodi con la digitalizzazione.

Se vogliamo raggiungere un livello di produttività decisamente elevato, dobbiamo considerare di adottare un sistema che integri strumenti digitali e analogici.

Pensiamo per un attimo a quello che è successo con gli strumenti digitali.

Una evoluzione negli strumenti di scrittura è ad esempio l’Apple Pencil

Moleskine ha integrato i suoi quaderni con il digitale

Ci sono servizi che copiano in cloud interi quaderni

Penne che scrivono normalmente ed allo stesso tempo registrano in digitale

La carta ha però molti vantaggi:

  • Non ci sono “funzioni”, menu, combinazioni di tasti, da memorizzare
  • La formattazione la decidiamo mentre scriviamo
  • L’accesso è velocissimo: qualsiasi app, software o dispositivo hardware sarà sempre più lento di un bloc-notes.
  • Gli scritti su carta sono sempre leggibili. Certo, oggi con il digitale possiamo ampliare al massimo la nostra “memoria”, ma pensiamo ad esempio se dovessimo leggere oggi un nostro scritto fatto alcuni anni fa con una applicazione desueta o memorizzato su un floppy disk (a patto di sapere cos’è). Non sarebbe possibile…
  • Non ci sono distrazioni. Scrivere su un dispositivo elettronico ci espone ad un numero di notifiche elevato, che spesso non possiamo neppure disabilitare.
  • Scrivendo sul nostro bloc-notes lavoriamo in mono-tasking: questo ci permette di essere più concentrati, meno stressati e quindi più produttivi.
  • E’ più salutare. Gli schermi, anche se in minima parte, affaticano di più la nostra vista.

I vantaggi del digitale li conosciamo molto bene.

Per questo motivo, al fine di trarre il massimo vantaggio, riuscire ad organizzarsi con un metodo che integri sistemi on-line (tool digitali) e off-line (bloc-notes ed altri) è una sfida interessante e divertente che – se vinta – porta innumerevoli benefici.

Esiste un metodo che prendo in prestito, chiamato The Medium Method, che può essere un buon punto di partenza da studiare. Ecco come funziona.

Cosa serve:

  • un bloc-notes (io utilizzo un quaderno formato A5 tipo Moleskine)
  • post-it
  • app per gestire le “cose da fare”
  • app per le note

Non entro nel dettaglio del metodo, mi soffermo sul funzionamento base.

  • il bloc-notes è il fulcro di tutto, dove vengono presi gli appunti e le note giornaliere. Fondamentale è, su ogni pagina, indicare in alto la data alla quale fanno riferimento i contenuti
  • i post-it hanno la funzione di indicare le cose da fare
  • l’applicazione per gestire le cose da fare registra tutti i task
  • Il programma per le note (io uso Evernote) memorizza tutte le informazioni che riteniamo più importanti, prese dal bloc-notes principale

Il sistema prevede che ogni sera vengano copiati gli appunti più importanti dal taccuino su Evernote, completate le cose da fare ed aggiunte quelle nuove.

Devo dire però che personalmente questo flusso non piace particolarmente. Credo si possa migliorare in qualche modo….

Quindi cosa devo fare?

In definitiva, è fondamentale non lasciare carta e penna ma integrare questi strumenti con tool digitali.

Scegli gli strumenti digitali

Restano sempre indispensabili uno strumento per memorizzare le note ed uno per le cose da fare.

Scegli gli strumenti analogici

Il block notes è indispensabile, ecco perchè deve essere pratico, sempre a portata di mano, facile da utilizzare e comodo.

Prova un wokflow, testalo, cambialo e riprovalo

Il flusso di lavoro che usi, farà la differenza. Sono necessarie varie prove, perché è impossibile trovare la giusta soluzione subito.

Ti suggerisco il mio, prendo solitamente gli appunti, le note, le idee sul block notes, segno le cose da fare sui post-it ma poi scansiono le note e le trasferisco sull’applicazione (solo quelle più importanti) in modo da poterle ricercare più facilmente. Quindi aggiorno la lista delle cose da fare sull’applicazione.

Ti potrà sembrare un inutile perdita di tempo e duplicazione di operazioni, non è così, perchè il fatto di attivare una metodica e di “rivedere” il tuo lavoro ti focalizza sulle cose più importanti, senza trascurare che la mente visivamente riordina le cose e soprattutto quello che ritenevi importante alle 9.00 di mattina, potrebbe non esserlo alle 9.00 di sera e viceversa.

Applica un metodo, quello che ritieni migliore per te, fallo diventare un’abitudine, questo ti farà risparmmiare tempo e sarai più proattivo.

Buona elevazione.

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